I GERGHI

IL GERGO DELLA FANTASCIENZA

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  • La percezione pubblica della tecnologia
  • Il computer nella fantascienza

Due Lezioni di Franco Filippazzi

Bicocca, Anno Accademico 2005-2006, 30 Gennaio 2006

Il materiale didattico allegato comprende:
  • 1. Sommario
  • 2. Slides proiettate
  • Sommario

    • Cominciamo con un argomento un po' stravagante per un'aula universitaria, cioè con questo quesito: quante dita hanno i marziani?
    • La fonte che lo propone è assolutamente autorevole: nientemeno che la Normale di Pisa. Il quesito è tratto, infatti, dal volume " I problemi di matematica della Scuola Normale Superiore di Pisa" (Boringhieri, 1985), che raccoglie i temi assegnati negli esami di ammissione alla Normale (presuppongono nei candidati solo le conoscenze della scuola secondaria).
    • Ma perché questo esordio? Semplicemente perché i marziani sono un tema classico della fantascienza e questa costituisce il filo conduttore del nostro discorso di oggi. I marziani sono, cioè, un pretesto per entrare nel vivo del tema che vogliamo trattare, ossia la percezione che la gente comune ha della tecnologia e, più in particolare, del computer.
    • In effetti, la narrativa e i film di fantascienza costituiscono uno specchio dell'immaginario collettivo e di diffusi umori popolari nei confronti del progresso scientifico. In particolare, sono un modo per esprimere le speranze o i timori che spesso suscita l'evoluzione verso un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.
    • Prima di vedere più da vicino il ruolo specifico del computer, dei robot e delle macchine intelligenti, conviene fare una panoramica sulla fantascienza in generale.

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    • Fantascienza è il termine con cui si indica in Italia quel tipo di narrativa che nei paesi anglosassoni si chiama science fiction, e che consiste nello sviluppare un intreccio logico partendo da un dato, un'ipotesi o un'intuizione di carattere più o meno scientifico e razionale. E' una letteratura peculiare del nostro tempo, sebbene non manchino, nel corso dei secoli, esempi di opere letterarie costruite in questo modo.
    • Tra i precedenti più illustri e più frequentemente citati si può ricordare: - Luciano di Samosata (II sec.d.C), che nell'Icaromenippos racconta un viaggio sulla luna effettuato mediante un corpetto munito di ali, come quelle degli uccelli - Cyrano de Bergerac, parecchi anni dopo, nel '700, narra anche lui di viaggi nello spazio, però con un'altra tecnologia, cioè con un grappolo di bottiglie riempite di rugiada che il calore del sole fa evaporare, sollevando il viaggiatore verso l'alto. Con questo sistema pure lui riesce a raggiungere la luna. - Jonathan Swift, vissuto a cavallo tra il '600 e il '700, autore dei famosi Viaggi di Gulliver. Nei sui viaggi in terre sconosciute, Gulliver arriva nei paesi più strani, tra cui Lilliput, un paese i cui abitanti sono alti una spanna, da cui l'aggettivo lillipuziano, che usiamo ancora oggi.
    • In particolare, Gulliver narra di una macchina gigantesca che consente "anche alla persona più ignorante, di scrivere libri di filosofia, poesia, politica, legge, matematica e teologia". Questa macchina è costituita da una matrice di tavolette, su cui sono scritte tutte le parole del vocabolario. Le tavolette possono essere ruotate mediante manovelle, generando così delle combinazione di parole. Ci sono squadre di scrivani che fanno girare le manovelle e scrivono su fogli ogni sequenza di parole che sembra avere senso. Nel libro c'è persino un disegno di questa macchina, che possiamo considerare un prototipo umoristico di computer. Ma ci sono anche parecchi altri esempi di letteratura fantastica; per esempio, ancora nel '700, si può citare Voltaire, col suo Micromegas, la storia di un abitante di Sirio che fa un viaggio sul pianeta Saturno.
    • C'è da dire che l'intento di tutti questi autori non era speculativo, di estrapolazione fantasiosa della conoscenza razionale, ma di satira sociale e politica.
    • Gli inizi della fantascienza vera e propria coincidono all'incirca con lo sviluppo del tecnicismo, quale si annuncia nelle seconda metà dell'800.
    • E' allora che nasce la moda del "romanzo avveniristico" e si affermano quelli che si possono considerare i veri fondatori della fantascienza: Jules Verne e Herbert George Wells.
    • Oltre a mettere a fuoco la maggior parte dei temi, degli spunti, delle "trovate", dei meccanismi tipici di questo genere letterario (dai viaggi nel tempo alle guerre tra pianeti, dall'esplorazione spaziale al prevalere della macchina sull'uomo), questi due fecondi e popolarissimi scrittori si spartirono per primi i due grandi filoni in cui ancora si caratterizza la fantascienza. A Verne (Dalla terra alla luna, Ventimila leghe sotto i mari, Viaggio al centro della terra ecc.) si può far risalire il filone che mostra verso il progresso tecnico un minuzioso e affascinato interesse; a Wells invece (La macchina del tempo, L'uomo invisibile, La guerra dei mondi, ecc.), il filone che guarda al futuro con occhio critico e pessimistico e trae dalle conquiste dell'uomo moderno presagi apocalittici e sarcastici.
    • Di Wells possiamo ricordare, ad esempio, il romanzo Guerra dei mondi, di cui nel 1938 Orson Welles fece un famoso adattamento radiofonico. La trasmissione sull'invasione dei marziani fu tanto realistica da causare una colossale ondata di panico nella popolazione degli Stati Uniti.
    • Le anticipazioni di Verne sono veramente sorprendenti: dal sottomarino elettrico che viaggia sotto la calotta polare, alle macchine anfibie, allo sbarco dell'uomo sulla luna. Egli indovina molte cose, ma mostra anche non poche ingenuità. Per esempio, in Dalla terra alla luna prevede la partenza dalla Florida, come in effetti è avvenuto nel 1969, e riporta persino la formula matematica (non farina del suo sacco) che stabilisce la velocità di fuga di un proiettile sparato con un cannone dalla superficie terrestre. Sfortunatamente per gli ardimentosi trasportati dentro il proiettile, Verne non aveva considerato un paio di cose: l'enorme accelerazione cui erano sottoposti e il calore sviluppato per l'attrito nell'atmosfera. I poveretti avrebbero fatto una doppia brutta fine: schiacciati e bruciati...
    • La fantascienza propriamente detta ha origini americane. La data ufficiale di nascita si fa infatti risalire al 1926, allorché un pittoresco personaggio, l'inventore ed editore Hugo Gernsbach, fonda la rivista Amazing Stories, la prima rivista completamente dedicata a questo genere letterario. A lui si deve anche l'introduzione del termine science fiction, tradotta poi da noi con "fantascienza". La prima science fiction americana ha accenti fortemente "verniani", ottocenteschi; la qualità dei racconti e dei romanzi apparsi nelle prime annate di questa rivista lascia molto a desiderare; ma non c'è dubbio che Amazing Stories e le altre rozze ed effimere pubblicazioni che subito la imitarono ebbero il merito di circoscrivere il campo d'azione della fantascienza, di identificare e coltivare un pubblico, spianando la strada ai più raffinati scrittori che seguirono.
    • E' in questo periodo pionieristico che conosce la sua massima fortuna la cosiddetta space-opera, una specie di chanson de geste spaziale, dove, nel corso di interminabili saghe (talvolta sceneggiate per la radio, il cinema o i fumetti), indomiti eroi errano da un capo all'altro della Galassia conquistando imperi celesti, liberando bellissime principesse umanoidi e uccidendo mostri, per lo più mucillaginosi e con occhi d'insetto.
    • A parte figure isolate, si può dire che la fantascienza non raggiunge lo stadio adulto che agli inizi degli anni '50, quando J.W. Campbell prende la direzione della rivista Astounding Science Fiction (oggi Analog) e, pur conservandone in esponente l'aspetto scientifico, porta la nuova narrativa ad un livello letterariamente dignitoso.
    • Da notare che talora rimangono nella fantascienza strani agganci a tecnologie tutt'altro che avveniristiche. Un esempio (v. slide) è offerto da una copertina di Astounding del 1951, dove campeggia un regolo calcolatore. Nell'immaginario popolare di quegli anni, questo strumento, vecchio ormai di tre secoli, è ancora un oggetto da fantascienza. Mentre l'immancabile razzo astrale fa da sfondo, il regolo calcolatore e le valvole elettroniche entrano in simbiosi col cervello umano e fissano l'icona del "cervellone". C'è da dire, ad attenuante del grafico che ideò la copertina, che all'epoca il regolo calcolatore era ancora sul tavolo e nel taschino di tutti gli ingegneri.
    • Sulla storia della fantascienza si è esercitata ormai da tempo la critica letteraria, esistono libri, all'estero si tengono corsi universitari. In questa sede non è il caso di fare approfondimenti, citare autori e opere; ci limiteremo (v. slide) a ricordare una classificazione delle ere della fantascienza fatta da un maestro del genere, quale è stato Isaac Asimov (1920-92), uno dei più prolifici scrittori in assoluto; si pensi che ha scritto 500 volumi, non solo di fantascienza, ma anche di divulgazione scientifica sui temi più svariati.
    • C'è stata una evoluzione della fantascienza in termini di contenuti ma anche di qualità. Caduto in gran parte l'accento epico, di scoperta e d'azione, lasciata un po' in disparte la scienza (forse perché sta diventando sempre più difficile anticiparne con l'immaginazione le straordinarie conquiste), la fantascienza è diventata - per lo meno nelle sue prove migliori - una letteratura di idee, che si diverte a interpretare, con ingegnose, inquietanti, paradossali estrapolazioni la realtà contemporanea.
    • Il mezzo più espressivo idoneo a questo modo pungente e sofisticato di intendere la fantascienza sembra essere il racconto, sebbene si continuino a scrivere romanzi d'invasioni di alieni, di robot, di catastrofi atomiche o naturali, di telepatie e mutazioni varie, di guerre e esplorazioni cosmiche, di viaggi in altre dimensioni ecc. Nel racconto, questi luoghi comuni sono però utilizzati per scopi parodistici, di satira politica e sociologica, sui modelli di Huxley e di Orwell, autore, quest'ultimo, del famoso romanzo "1984" (uscito nel 1949) .
    • Un cenno sulla fantascienza nel nostro Paese. Salvo rare eccezioni, è una letteratura di importazione. Chi in Italia sia interessato a questo genere letterario ha a sua disposizione varie pubblicazioni periodiche che traducono il meglio della produzione anglo-americana, tra cui la più anziana è la rivista Urania, attiva dal 1953. Numerose ormai le antologie di romanzi e racconti. La critica si è occupata moderatamente della fantascienza; un nome che va, in proposito, ricordato è quello di Sergio Solmi.
    • Solmi, noto critico letterario, ha fatto un'ampia prefazione alla prima antologia di racconti di fantascienza pubblicata in Italia (Le meraviglie del possibile, Einaudi, 1957). Si può dire che l'introduzione di Solmi ha in pratica "sdoganato" - come si direbbe oggi - la fantascienza, dandole la dignità di genere letterario anche da noi. Curatore dell'antologia era Carlo Fruttero.
    • Poco dopo è uscita una antologia da Mondadori, che giusto in quegli anni aveva iniziato la pubblicazione di Urania, la prima rivista italiana di fantascienza. Curatori dell'antologia erano Fruttero e Lucentini, che hanno formato per lunghi anni un fecondo sodalizio, scrivendo a due mani numerosi romanzi di successo, anche non di genere fantascientifico.
    • Una annotazione interessante è che questo filone letterario conta da tempo non solo scrittori specializzati, autori di fantascienza a tempo pieno, ma vi si sono cimentati anche scrittori di altro genere, non di rado famosi.
    • Per rimanere tra gli italiani, si può ricordare, ad esempio, Primo Levi, che ci ha lasciato una trentina di godibilissimi racconti del genere fantascientifico (Storie naturali, 1966; Vizio di forma, 1971), Dino Buzzati (Il grande ritratto, 1960) e Italo Calvino (Le cosmicomiche ,1965; Ti con zero, (1967). Ma al gioco si è prestato anche chi non è scrittore di professione: fisici, matematici, biologi, informatici ecc., insomma addetti ai lavori. Tra essi si annoverano noti scienziati, addirittura dei Premi Nobel.
    • Si può ricordare, in proposito, che il più famoso forse tra gli autori di fantascienza, Isaac Asimov, l'inventore delle celebri leggi della robotica, prima di dedicarsi alla attività di scrittore era stato per molti anni un brillante ricercatore di biochimica. E uno scienziato era pure Arthur Clarke, pioniere delle comunicazioni satellitari, autore della trama di "2001, Odissea nello spazio", il celebre film che ha come protagonista un computer. E scienziati famosi sono, per citare a caso, Marvin Minsky, uno dei padri della IA o Fred Hoyle, famoso astronomo.
    • Questo cenno agli scienziati-narratori ci porta ad un tema che richiederebbe un discorso a sé, cioè i rapporti tra scienza e fantascienza, tra conoscenza razionale e estrapolazioni della fantasia. Questo argomento è trattato, ad esempio, in un saggio (La scienza della fantascienza, Bompiani, 1991) di Renato Giovannoli, un allievo di Umberto Eco, in cui si fa una mappa dei filoni della fantascienza - dagli androidi all'iperspazio, dalle macchine del tempo agli universi paralleli - alla luce dei loro presupposti scientifici.
    • Non di rado, i voli pindarici della fantasia risultano in contrasto con le leggi del mondo fisico. Come esempio intrigante, si può citare la Biblioteca di Babele, un famoso racconto di Luis Borges. Basta un semplice calcolo (v. slide) per scoprire che il numero di libri di questa biblioteca è di gran lunga maggiore del numero di atomi dell'universo. Ma prima ancora di questo limite, la biblioteca arriverebbe ad una massa critica agli effetti gravitazionali per cui collasserebbe, diventando una fulgida stella nell'universo. Una splendida idea poetica quella di Borges, una biblioteca in cui c'è tutto l'immaginabile, peccato che non sia neanche lontanamente realizzabile…
    • Comunque, alla fantascienza viene ormai riconosciuto un posto nella cultura contemporanea. Essa costituisce infatti un modo per illuminare un soggetto - come può essere il computer - sotto tutta una varietà di angoli non convenzionali, al di là degli schemi ufficiali. Unico limite posto all'esercizio della fantasia dovrebbe essere la plausibilità scientifica.
    • La fantascienza, quindi, non soltanto come passatempo, divagazione a ruota libera, evasione dal presente, ma anche come spunto di riflessione.

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    • Dopo questo breve inquadramento della fantascienza, veniamo al nostro tema specifico, ossia a come il computer, i robot, le macchine intelligenti ci vengono presentati nella letteratura di fantascienza.
    • Quando sentiamo parlare del disagio causato da bruschi cambiamenti, il motivo di maggiore preoccupazione riguarda spesso i cambiamenti tecnologici. Ciò vale, in modo particolare, per le tecnologie informatiche. Infatti, sin dagli albori della sua storia, l'uomo si è ritenuto l'unica entità capace di pensare, ragionare, effettuare manipolazioni simboliche. L'avvento di macchine che prospettano capacità simili è giunto quindi inaspettato e molti hanno visto questo fatto come lo sconvolgimento di un ordine esistenziale.
    • Per molto tempo, i computer sono rimasti oggetti misteriosi per gran parte delle persone, che non capivano come funzionassero e che cosa potessero (o non potessero) fare.
    • Tutto ciò ha certamente influito in modo sostanziale sul modo con cui questo strumento è stato presentato nella letteratura di fantascienza.
    • Una dettagliata analisi sull'argomento è fornita dal libro Il romanzo del futuro - Computer e robot nella narrativa di fantascienza (Ed. Dedalo, 1984) di Patricia Wamick, che insegna all'Università del Wisconsin.
    • Nel libro sono esaminati circa 250 romanzi e racconti, scritti tra il 1930 e il 1980. Per effettuare l'analisi, le opere sono state codificate sulla base di 33 caratteristiche: l'epoca della pubblicazione, l'ambientazione, l'impostazione della trama ecc. Per analizzare i dati raccolti e cercare di scoprire correlazioni tra i vari descrittori, la Warrick ha (ovviamente) utilizzato un computer.
    • In sostanza, dallo studio risulta che la grande maggioranza degli scrittori di fantascienza ha un atteggiamento critico e pessimistico nei confronti di computer e robot. Nella maggior parte dei romanzi e racconti esaminati, queste macchine vengono raffigurate in modo negativo, come entità potenzialmente pericolose, che prevalgono e sopraffanno l'uomo. Questo atteggiamento risulta tanto più accentuato quanto più gli autori sono scrittori puri, cioè con una formazione letteraria e non scientifica o tecnica. Solo una minoranza fa congetture che risultano positive per il futuro dell'uomo.
    • Questa della Wamick è una analisi documentata del fenomeno, ma può essere interessante vedere brevemente alcuni racconti rappresentativi degli atteggiamenti degli scrittori nei confronti del computer.

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    • A questo scopo, possiamo utilizzare una antologia (Racconti in tempo irreale - Il calcolatore nella fantascienza, Etas Kompass Libri, 1973), curata dal docente insieme con un collega. Il volume contiene una quindicina di racconti di vari autori; la caratteristica che accomuna i racconti è che, in ognuno di essi, il computer costituisce l'elemento centrale della trama. Gli autori sono stati scelti seguendo un preciso filo logico: si va infatti da scrittori profani del computer per passare poi ad autori che hanno invece cognizione di queste macchine.
    • Vediamo brevemente la trama di alcuni racconti.
    • Primo della serie è La risposta, un famoso racconto di Frederic Brown. È' il giorno dell'inaugurazione della enorme rete planetaria che collega i calcolatori di tutti i pianeti abitati dell'universo, un'unica macchina cibernetica che racchiude il sapere di tutte le galassie. Sono presenti le somme autorità del consiglio galattico. Il progettista capo abbassa la leva che mette in funzione l'immensa struttura. Poi si rivolge al Presidente del Consiglio Galattico per offrirgli l'onore di porre la prima domanda al sistema. Il Presidente ci pensa un attimo, poi si rivolge alla macchina e chiede: "Dio, esiste?" Dopo un attimo, arriva la risposta: "Sì, ADESSO" Il terrore si dipinge sulla faccia di tutti i presenti; il capo progettista si precipita verso il quadro di comando per bloccare la macchina. Ma - così si conclude il racconto - un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerisce e fonde la leva di comando, inchiodandola per sempre al suo posto
    • Questo è un esempio emblematico del calcolatore visto dal profano. Il computer è un oggetto misterioso e allora la sua prodigiosa capacità di elaborazione si trasforma in una mostruosa, sovrumana capacità di intelligenza. Ed ecco nascere l'immagine dell'enorme "cervello elettronico", provvisto di autonoma, schiacciante, infallibile personalità, di fronte a cui l'uomo è annichilito. Questa folgorante novelletta è rappresentativa di una percezione del calcolatore che non è affatto scomparsa.
    • Un'altra prospettiva è offerta dal racconto I nove miliardi di nomi di Dio di Arthur Clarke. In questo caso, non c'è il calcolatore che vuole competere con Dio; la macchina ha infatti un ruolo puramente strumentale e la sua grande capacità di calcolo serve per risolvere un problema di alta religiosità orientale. Anche se l'esito, a sorpresa, è ugualmente drammatico.
    • Ma anche quando si scende su un piano meno cosmologico, permane un fondo di pessimismo. Così, nel racconto Nove volte sette , il calcolatore infallibile non potrà che subdolamente inquinare l'intelligenza fallibile che l'ha creato, disabituando l'uomo ad usare il proprio cervello neanche per fare i calcoli più elementari. La trama è paradossale, ma è la metafora di un rischio reale di cui parlano educatori e psicologi, cioè gli effetti indesiderati che possono venire dall'uso passivo del computer.
    • Quando gli autori non sono tecnicamente naif, il tono e gli atteggiamenti cambiano sostanzialmente. L'elaboratore è uno strumento di straordinaria potenza, ma è sempre e soltanto uno strumento. Col suo aiuto, l'uomo può anche sperare di risolvere, un giorno, problemi che stanno alle radici della conoscenza. Su questi problemi può, intanto, avventurarsi la fantasia scientifica - la fantascienza - ponendosi, come solo limite, la plausibilità logica. L'elaboratore perde, quindi, in questi racconti la sua immagine mitica, per divenire quello che realmente è, una formidabile estensione della mente umana.
    • Ecco un esempio nel racconto La pietra di El-Kassab. Una spedizione archeologica trova una pietra con dei disegni misteriosi, apparentemente insignificante. E invece c'è di mezzo (nientemeno!) che la natura del tempo. Il rebus è risolto tramite il calcolatore: quale altro mezzo, infatti, se non il calcolatore potrebbe decifrare il geroglifico, cercando strane correlazioni tra tutti i passati eventi della storia della Terra?
    • L'antologia si chiude con un racconto di Primo Levi, Il versificatore. E' la sorridente, ironica storia di un computer che compone poesie. E' una storia che non si può riassumere, va letta per intero per apprezzare lo humor che sprizza da ogni pagina. Questo racconto non costituisce l'unica volta in cui Levi si è cimentato con la fantascienza, come si è già avuto modo di accennare.
    • Parallelamente al computer, un tema classico della fantascienza è il robot, ossia, in sostanza, un computer con appendici meccaniche per muoversi e manipolare oggetti. In altri termini, il computer costituisce il cervello di esseri meccanici, fatti di metallo, con sembianze umane.
    • Robot è un neologismo (dal russo ròbota, lavoro servile) coniato dallo scrittore Karel Capek per il suo dramma teatrale Rossum's Universal Robots, messo in scena la prima volta nel 1921. Ma il termine divenne popolare col film Metropolis di Fritz Lang (1926), in cui domina l'immagine terrificante di un robot dalle fattezze femminili, costruito da un diabolico inventore.
    • Il maestro indiscusso della narrativa sui robot è Isaac Asimov, un autore eccezionalmente prolifico (ha scritto 500 libri non solo di fantascienza, ma anche di divulgazione scientifica sui temi più vari).
    • Con Asimov nasce una nuova concezione letteraria del robot. Il suo cervello è infatti governato dalle famose tre leggi della robotica, presentate la prima volta nel racconto Runabout (Circolo vizioso), nel 1942.
    • Più precisamente, il cervello dei robot è programmato in base a tre istruzioni gerarchicamente ordinate, una sorta di triplice imperativo categorico, per cui il robot: 1) non farà mai nulla che possa danneggiare gli umani, 2) obbedirà agli ordini purché ciò non sia in contrasto con la prima regola e 3) proteggerà sé stesso purché questo non violi le due regole precedenti.
    • In effetti, la rigorosa gerarchia delle tre leggi non riesce a impedire i conflitti tra esse. Il robot allora non sa come decidere, il suo cervello gira a vuoto e va in tilt. Nei racconti di Asimov si presentano diverse situazioni di questo genere: il robot si trova di fronte a dilemmi insolubili, con conseguente insorgere di uno stato schizofrenico. L'autore fa allora intervenire un personaggio, la dott.ssa Susan Calvin, psicologa della ditta costruttrice dei robot (la U.S .Robots Corp.), che spiega la natura e gli effetti di questi dilemmi e suggerisce come uscirne. E' stato detto, in proposito, che Asimov anticipa alcuni sviluppi della psicologia e psichiatria americana degli anni '50.
    • In sostanza, Asimov nei suoi racconti sui robot ci presenta il problema della applicazione delle regole, problema che esiste in vari ambiti, in linguistica come in giurisprudenza, e mai definitivamente risolto perchè (nonostante l'eventuale formulazione di "metaregole") il contesto lascia sempre uno spazio di ambiguità. Ogni caso è un caso particolare, non riconducibile a priori alla legge, la quale deve essere interpretata. Ora un robot capace di fare una vera scelta interpretativa sarebbe dotato di libero arbitrio; se invece, come nel caso dei robot di Asimov, non è in grado di fare scelte veramente libere, l'applicazione letterale delle regole porterà inevitabilmente a dilemmi insolubili, a situazioni di impasse.
    • Coi suoi robot, Asimov pone, in sostanza, l'accento su un problema reale della nostra epoca, ossia l'uso etico della tecnologia. Oltre a porre il problema, con le sue tre Leggi fornisce anche un modello, un modello fantastico certo, ma non irrealistico. In effetti, nulla vieta, in linea di principio, che un computer possa essere programmato secondo queste regole.
    • In complesso, Asimov ha una visione positiva del progresso della tecnologia, in particolare delle macchine "intelligenti", di cui l'uomo riesce, comunque, a mantenere il controllo.
    • Ma quella di Asimov è una posizione largamente minoritaria. Come abbiamo visto, prevale, infatti, tra gli scrittori di fantascienza una visione critica e pessimistica. In proposito, a puro titolo di esempio, le ultime slides ricordano due casi famosi: HAL, il computer di bordo dell'astronave di "2001, Odissea nello spazio", e David, la creatura artificiale protagonista del film di Spielberg A.I, Artificial Intelligence.

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    • In conclusione, il nostro breve excursus nella fantascienza conferma il fatto che i cambiamenti indotti dalla tecnologia costituiscono, a livello più o meno razionale, uno dei maggiori motivi di preoccupazione per una larga maggioranza della gente.
    • Ciò vale, in particolare, per le tecnologie informatiche. Esse, infatti, lasciano intravedere alternative all'uomo nella sua sfera più preziosa ed esclusiva, quella delle capacità intellettive. Implicano, cioè, il potenziale sconvolgimento di un ordine esistenziale.
    • La fantascienza costituisce spesso una interpretazione di questi sentimenti popolari. E quindi può essere vista non soltanto come passatempo, divagazione a ruota libera, ma anche come una occasione per spunti di riflessione.

    Franco Filippazzi

    • Una nota , con rinvio a http://cctld.it/ : fonti e ricerche per una storia dell' informatica e della telematica

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    • In Italia una millenaria civilta' delle macchine scientifiche e civili [tipicamente a domanda e finalita' produttiva, spesso militare] ... gode tradizione di straordinario privilegio (basta far mente al Rinascimento ...) sino alla complessa stagione delle interazioni di sistema e geopolitiche originate dalla prima rivoluzione industriale prima.

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    • E dalle successive : nel XX secolo [primo dopoguerra] un fondamentale aggancio e sviluppo tecnologico locale alla ricerca prototipa internazionale fu costituito dall' opera teorica e sperimentale della scuola romana di fisica diretta da Enrico Fermi.
    • Nel secondo dopoguerra un fondamentale aggancio e sviluppo tecnologico locale alla ricerca prototipa internazionale avvenne proprio sulle macchine elettroniche [sia quelle scientifiche che quelle commerciali , come si diceva ai tempi] : quindi sulle reti di macchine, in fine sulla interconnessione di queste reti (inter-net-working).

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    • La Calcolatrice Elettronica Pisana [sul cui startup ebbe ruolo decisivo Enrico Fermi medesimo] e la ELEA Olivetti condividono il primato di originarie macchine elettroniche intieramente progettate sviluppate e "lavorate" in Italia , con risultato di eccellenza nella rispettiva ["accademica", "industriale"] concorrenza planetaria.

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    • In termini metodologici non si puo' pesare la storia (e la attualita') dell' internet locale (ricerca, sviluppo, servizi, applicazioni, mercato, business, riflessi civili e politici ...) se non la si connette al background della storia della informatica italiana - e delle sue pari generazioni : Genova, Milano, Roma, Pisa, Torino ... Ivrea .

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    • Ivrea ... La storia della Olivetti disvela non solo un impianto tecnologico straordinario, ma pure illustra e denuncia un irresponsabile disallineamento segnato dalle strutturali deficienze d' establishment (industriale, finanziario, politico) a proposito di risorse e innovazione.
    • Disallineamento tipizzato proprio a partire dall' affaire Olivetti : primigenia "occasione perduta" sull' innnovazione di prodotto nel settore - con danno strategico ricorsivo , per una nazione rimpallata tra concorrenze di sistemi paese ad alto investimento tecnologico e concorrenze di sistemi paese a basso costo del lavoro.

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    • Franco Filippazzi , molto semplicemente , appartiene alla selezionatissima prima generazione dei "ragazzi di via Panisperna della informatica italiana".
    • ... E appartiene culturalmente e psicologicamente, per inquadrare queste pagine, al costume di un umanismo politecnico , rinascimentale in radice, rinnovato dagli studi di civilta' e linguistici di Carlo Cattaneo : costume connotato da una peculiare sensibilita' e attenzione agli impatti della evoluzione scientifica.
    • Come documentato dai suoi studi di natura ' fondamentale ' [es. "Superare il paradosso informatico - Darwinismo tecnologico per un mondo che cambia" ] ... dalla distribuzione in locale dei lavori di Negroponte ... dai contributi alla storia dell' informatica ...
    • ... E pure da questi illuministici e laterali - ma non troppo - "temi e variazioni" - sulla fantascienza - qui in distribuzione online.

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    Quando Franco lavorava a Barbaricina con Sacerdoti nell' originario nucleo olivettiano stretto attorno a Mario Tchou, alla entusiasmante progettazione della prima Elea, chi lo ospitava a pensione gli chiese se era vero che stavano costruendo una bomba atomica : in una certa declinazione di discorso - era vero.

    Alcuni riferimenti :

  • in http://cctld.it Archivio Franco Filippazzi
  • in http://public.it Una nota sul caso Olivetti
  • in Quaderni dell' Internet Italiano un a'ugure messaggio di Filippazzi in occasione del ventennale della Internet Society
  • lezioni_fantascienza
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    public.it
    Franco_Filippazzi