Sluagh-ghairm, la parola definitiva

Stato, linguaggio, tecniche di comunicazione di massa

  • In quanto tecnologia, i mezzi di comunicazione in generale risolvono una passione scientifica di ricerca fondamentale in quella operativa di mercato : feedback applicativo in alveo economico, frequenti i prototipi militari.
  • I moderni mezzi di informazione in particolare , nel tempo della loro originaria costituzione di massa, hanno avuto azione, retroazione e ruolo specifico fra le due guerre mondiali nei processi totalitari, summa di gerarchie civili in cornice enfatica [e fanatica] di linguaggi prescrittivi.
  • Echi e riflessi condizionati di un secolo d' ostilita' ancor oggi pulsano :
    • nella ipoteca statuale della mediazione ideologica;
    • nella connessa avocazione politica dei magazzini del consenso (con manipolazione , ben dura da sradicare, della informazione critica, tipicamente bellica);
    • nella gestione di parte, o partito, o fazione, di un disponibile establishment, o funzionariato, cosi' detto culturale.

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Carl Schmitt ha dichiarato settantasei anni fa' la impossibilita' di fuoriuscire ["Poniamo che si raccogliessero di fatto tutta l' umanita', tutto il mondo, sulla base di una unita' puramente economica e riguardante la tecnica dei trasporti e delle comunicazioni ..."] da una antitesi politica costante: patente in dittatura, latente in democrazia.

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Paul Baran ha dimostrato nel 1964 le condizioni formali di una eccezione autoconsistente [inteconnessione a priori: distribuita, indiscriminata, sincrona].

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Citazioni di fonti; nota sulle reti d' intercomunicazione; omaggio di titolo alla quarantennale ricerca di Elias Canetti.

Versioni
11 Ottobre 2008 ver. 0.14
14 Ottobre 2008 ver. 0.15
16 Ottobre 2008 ver. 0.16

1. La Societa' totale

Marx

"Per quello che mi riguarda, a me non appartiene né il merito di aver scoperto l'esistenza delle classi nella società moderna né quello di aver scoperto la lotta tra di esse.

Già molto tempo prima di me degli storici borghesi avevano esposto la evoluzione storica di questa lotta delle classi, e degli economisti borghesi avevano esposto l'anatomia economica delle classi. Quel che io ho fatto di nuovo è stato di dimostrare: 1. che l'esistenza delle classi è soltanto legata a determinate fasi di sviluppo storico della produzione; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi..."

  • Karl Marx
  • lettera a Weydemeyer, 5 marzo 1852

Engels

"Afferri il proletariato il potere dello Stato, e trasformi prima di tutto i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Ma con cio' il proletariato, come tale, viene a sopprimersi, si toglie con cio' ogni differenza di classe e contrasto di classi, e con cio' si abolisce anche lo Stato come Stato.

La società agitantesi fin qui in contrasti di classe, aveva bisogno dello Stato, cioè di una organizzazione della classi in ogni epoca sfruttatrici, per il mantenimento delle loro esteriori condizioni di produzione, quindi segnatamente per la forzata riduzione delle classi sfruttate nelle condizioni di oppressione determinate dall' esistente sistema di produzione (schiavitù, servitù della gleba, lavoro salariato).

Lo Stato fu il rappresentante ufficiale di tutta la società, il suo totale riassunto in una corporazione, ma fu soltanto tale, in quanto era lo Stato di quella classe che per il suo tempo rappresentava tutta la società : nell'antichità lo Stato dei cittadini liberi mantenenti la schiavitu', nel medioevo lo Stato della nobiltà feudale, nell' epoca attuale quello della borghesia.

Dal momento pero' che lo Stato sia divenuto rappresentante di fatto di tutta la società, si e' reso superfluo. Dal momento che non v' ha piu' da tenere in soggezione una classe della societa', dal momento che vengono a sparire con la lotta dipendente dal dominio di classe dovuto all' anarchia della produzione finora prevalente, anche le collisioni e gli eccessi che ne conseguono , non ci e' piu' nulla da reprimere - ed una speciale forza di repressione e' quella che rende necessario uno Stato.

Il primo atto col quale realmente lo Stato si afferma come rappresentante dell' intiera società - la presa di possesso dei mezzi di produzione in nome della società, è sostanzialmente l'ultimo atto suo come Stato.

L' ingerirsi del potere di uno Stato nelle relazioni sociali, diviene da un campo all' altro delle medesime inutile, e quindi va da se stesso addormendandosi . Al governo degli individui subentrano l' amministrazione delle cose e la direzione dei processi di produzione.

Lo Stato non e' "abolito", esso muore."

  • F. Engels
  • Il socialismo scientifico contro Eugenio Durhing, 1894
  • ed. it. a cura di Enrico Ferri pgg. 297-298
  • Sandron, Milano-Palermo 1901
  • [Redazionale Nelle traduzioni correnti "Lo Stato non e' abolito, esso si estingue."]

2. Lo Stato totale

Rocco

"Le caratteristiche dello Stato liberale democratico sono infatti due. Anzitutto esso e' un organismo estraneo alle forze vive operanti nel Paese, che pone tutte allo stesso piano e tutte egualmente tutela. In secondo luogo, esso e' un organismo privo di suo contenuto concreto, senza ideali propri, a aperto a tutti gli ideali e a tutti i programmi."

[…]

"Da cio' possono desumersi facilmente le differenze che distinguono lo Stato fascista dallo Stato liberale. Sono differenze che concernono tanto il punto di vista sociale, cioe' il contenuto, quanto il punto di vista giuridico, cioe' la forma.

Socialmente lo Stato fascista ha fini suoi propri, cioe' una propria funzione e una propria missione. Lo Stato fascista non e' agnostico, come lo Stato liberale, in ogni campo della vita collettiva; al contrario in ogni campo ha una sua funzione e una sua volonta'.

Lo Stato fascista ha la sua morale, la sua religione, la sua missione politica nel mondo, la sua funzione di giustizia sociale, in fine il suo compito economico. E percio' lo Stato fascista deve difendere e diffondere la moralita' del popolo; deve occuparsi dei problemi religiosi, e percio' professare e tutelare la religione vera, cioe' la religione cattolica; deve adempiere nel mondo alla missione di civilta' affidata ai popoli di alta cultura e di grandi tradizioni"

[…]

"Giuridicamente non meno profonde sono le differenze fra lo Stato liberale e lo Stato Fascista.

Lo stato Fascista e' lo Stato veramente sovrano, quello cioe' che domina tutte le forze esistenti nel paese e tutte sottopone alla sua disciplina.

Se, infatti, i fini dello Stato sono superiori, anche i mezzi che esso adopera per realizzarli debbono essere piu' potenti di ogni altro, la forza di cui esso dispone soverchiante ogni altra forza."

  • AlfredoRocco
  • LA TRASFORMAZIONE DELLO STATO Dallo Stato Liberale Allo Stato Fascista
  • Introduzione, pgg. 12, 17, 18
  • La Voce Anonima Editrice Roma 1927

Gentile

"Poiche' gli uomini della Sinistra convenivano, per diverse ragioni, secondo la loro diversa provenienza e la loro diversa formazione mentale, nel concepire il popolo come l' insieme dei cittadini che lo compongono, e del singolo facevano percio' il centro e il punto di poartenza dei diritti e delle iniziative, che un regime di liberta' era tenuto a rispettare e garantire.

Gli uomini della Destra, invece, attraverso anch' essi svariate esperienze e modi di pensare, erano concordi e fermi nel concetto che di liberta' non si possa parlare se non nello Stato; e che una liberta' seria e che abbia un contenuto importante non sia dato ottenere se non dentro il saldo organismo di uo Stato, la cui sovranita' sia il fondamento incrollabile della varia attivita' e del giuoco degli interessi dei singoli: che pertanto di nessuna liberta' liberta' individuale sia lecito far parola se non si concilii con la sicurezza e l' autorita' dello Stato; e che l' interesse generale sia percio' sempre da anteporsi a qualunque interesse particolare; e che a tale scopo la legge debba valere in modo assoluto e investire irresistiblimente la vita del popolo.

Concetto evidentemente esatto ma non senza pericoli in quanto, applicato senza riguardi ai motivi da cui sorge e pare giustificato il concetto opposto, conduce alla stasi e quindi all' annientamento della vita che lo Stato accoglie in se' e disciplina nell' organismo de' suoi rapporti, ma non deve ne' puo' sopprimere.

Lo Stato diviene una forma indifferente al contenuto; estraneo alla materia che esso deve regolare, e si meccanizza, e minaccia di rovesciare nel meccanismo la sua materia.

L' individuo, non investito interiormente dalla legge, non assorbito nella stessa vita dello Stato, si contrappone allo Stato e alla sua legge, e sente questa come un limite, come una catena,da cui restera' soffocato ov' egli non riesca a spezzarla."

  • Giovanni Gentile
  • L' ESSENZA DEL FASCISMO in La Civilta' Fascista, pag 102-103
  • Unione Tipografico Editrice Torinese Torino 1928

Mussolini

"Ma v'è un lato della educazione nel quale noi siamo, se non si vuol dire intrattabili, intransigenti. Intanto scendiamo dalle zone dell'accademia e vediamo la realtà della vita.

Dire che l'istruzione spetta alla famiglia, è dire cosa al di fuori della realtà contemporanea. La famiglia moderna, assillata dalle necessità di ordine economico, vessata quotidianamente dalla lotta per la vita, non può istruire nessuno.

Solo lo Stato, con i suoi mezzi di ogni specie, può assolvere questo compito.

Aggiungo che solo lo Stato può anche impartire la necessaria istruzione religiosa, integrandola con il complesso delle altre discipline.

Quale è allora l'educazione che noi rivendichiamo in maniera totalitaria? L'educazione del cittadino."

  • Benito Mussolini
  • DISCORSO AL SENATO SUGLI ACCORDI DEL LATERANO 25 Maggio 1929
  • in Scritti e Discorsi Edizione Definitiva Volume VII pgg. 111
  • Ulrico Hoepli Editore Milano 1934

"Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell'uomo nella sua esistenza storica.

E' contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si è trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare.

Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realtà vera dell'individuo.

E se la libertà dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà.

E' per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato.

Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo."

  • Benito Mussolini
  • LA DOTTRINA DEL FASCISMO Giugno 1932
  • Scritti e Discorsi Edizione Definitiva Volume VIII pgg. 70-71
  • Ulrico Hoepli Editore Milano 1934

Schmitt

"Secondo l' uso linguistico odierno, lo Stato e' lo status politico di un popolo organizzato in un territorio determinato

[…]

Anche le determinazioni concettuali generali di quel che si intende designare con la parola politico che non contengano altro che un riferimento od un rimando allo Stato, sono concepibili e quindi anche giustificate scientificamente in quanto lo Stato sia concepito come enita' nettamente e univocamente determinata, che stia di contro ai gruppi ed agli affari non statali, e percio' anche non politici, in quanto cioe' lo Stato determini esso solo cio' che e' politico.

Questo caso si verifica quando lo Stato, o, come nel XVIII secolo, non riconosce come antagonista alcuna Societa', o per lo meno, come in Germania durante il XIX e fino avanti nel XX secolo, sta', potere stabile e distinguibile,al di sopra della societa'.

Invece l' identificazione di statale e politico diventa falsa e ingannevole nella stessa misura che Stato e Societa' si compenetrano a vicenda, e tutti gli affari fino a quel momento statali interessano la societa', e viceversa tutti gli affari fino a quel momento considerati puramente sociali diventano statali, come avviene per forza in una comunita' organizzata democraticamente.

Allora tutti i campi fino a quel momento neutrali -Religione, Cultura, Educazione, Economia- cessano d' essere neutrali, nel senso di non essere non-statali, non-politici.

Come concetto polemico contro tali neutralizzazioni e spoliticizzazioni di importanti settori della realta', ci si presenta lo stato totale, identificante Stato e Societa', che non si disinteressa di nessun settore della realta', e che i potenza li abbraccia tutti.

In esso di conseguenza tutto, per lo meno virtualmente, e' politico, e il riferimento allo Stato non serve piu' a darci una specifica nota distintiva dell' elemento politico.

[…]

Nemico non e' il concorrente o l' avversario in generale. Nemico non e' neppure l' antagonista nella gara sanguinosa dell "Agon".

Nemico e' meno che mai un qualsiasi avversario privato, che si odia e pel quale si nutrono sentimewnti di antipatia.

Nemico e' solo un gruppo di uomini che combatta per la propria esistenza, per lo meno eventualmente, cioe' secondo una reale eventualita', e che stia di fronte ad un altrettale aggruppamento.

Nemico e' solo il nemico pubblico, poiche' tutto cio' che si riferisca ad un tale aggruppamento totalitario di uomini, affermatosi nella lotta, e specialmente ad un intiero poplo, diventi per cio' stesso pubblico. Nemico e' hostis, non inimicus

[…]

L' antitesi politica e' l' antitesi piu' intensiva ed estrema, ed ogni contrasto e' tanto piu' politico, quanto piu' si avvicina a poli estremi dell' aggruppamento amico-nemico.

[…]

Se uno Stato mondiale abbracciasse tutto l' orbe terracqueo e tutta l' umanita', per cio' stesso questo Stato non costituirebbe piu' una unita' politica, e si potrebbe chiamare Stato ormai solo per modo di dire.

  • Poniamo che si raccogliessero di fatto tutta l' umanita', tutto il mondo, sulla base di una unita' puramente economica e riguardante la tecnica dei trasporti e delle comunicazioni: questo non costituirebbe in primo luogo una unita' sociale piu' di quanto costituiscano unita' sociale gli abitanti di una Mietskaserne, o gli utenti del gas di una determinata officina, o coloro che viaggiano su uno stesso autobus.
  • Fintanto che tale unita' rimanesse soltanto economica o fondata sulle comunicazioni, essa non potrebbe sollevarsi, per mancanza di un avversario, neppure a partito economico o a partito delle comunicazioni.
  • Se essa volesse formare, al di sopra di questo, anche un' unita' culturale, fondata su una data visione del mondo, o altrimenti superiore, ma al tempo stesso assolutamente apolitica, essa costituirebbe una cooperativa culturale e di consumo, che cercherebbe il punto di indifferenza tra le polarita' dell' etica e dell' economia.
  • Essa non conoscerebbe ne' Stato, ne' Reich, ne' Impero; ne' Repubblica, ne' Monarchia, ne' Aristocrazia, ne' Democrazia, ne' protezione ne' ubbidienza ne' dominio, ne' subordinazione, ma avrebbe perso in genere ogni carattere politico.
  • Ma si pone una questione: a quali uomini spetterebbe il terribile potere che e' collegato ad una centralizzazione economica e tecnica di tutta la terra ?
  • Questa domanda non si puo' respingere con la speranza che allora tutto andrebbe di per se', che le cose si regolerebbero da sole, che un governo di uomini su uomini sarebbe divenuto superfluo, perche' gli uomini allora sarebbero assolutamente liberi.

Perche' la questione e' proprio questa: a che scopo essere liberi ?

A questo si puo' rispondere solo con ipotesi pessimistiche od ottimistiche, che infine sconfinano tutte in una dichiarazione di fede antropologica. Si potrebbero valutare tutte le teorie dello Stato e tutte le idee politiche sulla base della loro antropologia, e classificarle a secondo ch' esse, consapevolmente o no, presuppongano un uomo buono per natura o cattivo per natura.

La distinzione e' affatto sommaria e non dev' esser presa in un senso specificamente morale o etico. Il punto decisivo e' questo: come presupposto di ogni altra considerazione politica, l' uomo deve essere considerato come un essere problematico o come un essere non problematico ?

L' uomo e' un essere pericoloso o innocuo, rischioso o innocente e non rischioso ?"

  • Carl Schmitt
  • Sul concetto della politica 1932
  • ed. it. in Principii politici del Nazionalsocialismo a cura di Delio Cantimori
  • pp. 45, 46-47, 52, 83-84
  • Sansoni, Firenze, 1935

"Questa ultima fase della scienza giuspubblicistica tedesca e' caratterizzata dal fatto di essere rimasta debitrice della risposta di diritto pubblico al caso decisivo, e in particolare della risposta al conflitto costituzionale prussiano con Bismark e di conseguenza anche della risposta a tutti gli altri successivi casi decisivi.

Per sottrarsi ad ogni decisione di merito,essa conio', per tali casi, una massima che e' poi ricaduta su essa stessa e che puo' ormai valere da epigrafe : il diritto statale e' finito qui.

[…]

Sovrano e' chi decide sullo stato di eccezione."

  • Carl Schmitt
  • Teologia politica 1933
  • ed. it. in Le categorie del politico a cura di Gianfranco Miglio pp. 30-33
  • Il Mulino Bologna, 1972

3. Linguaggio e comunicazione nel totalitarismo - la parola definitiva

Brzezinski

"I leader del popolo, identificati con i leader del partito dominante, hanno la parola definitiva [...] In un certo senso, la dittatura totalitaria e' un' autocrazia adattata alla societa' industriale del XX Secolo.

[...]

Tutte le dittature totalitarie presentano le seguenti caratteristiche:

1. Un' ideologia elaborata, consistente in un corpo ufficiale di dottrine che abbraccia tutti gli aspetti vitali della esistenza umana e al quale si suppone aderisca, almeno passivamente, ogni individuo che viva in questa societa'; questa ideologia ha come caratteristica che essere accentrata e proiettata verso uno stadio finale e perfetto dell' umanita', essa cioe' contiene un' affermazione chiliastica basata sul rifiuto radicale della societa' esistente e insieme sulla conquista del mondo a vantaggio di una nuova societa'.

[...]

4. Un monopolio, quasi completo e tecnologicamente condizionato, di tutti i mezzi di effettiva comunicazione di massa come la stampa, la radio e il cinema e concentrato nelle mani del partito e del governo."

  • Carl Joachim Friedrich, Zbigniew Brzezinski
  • Totalitarian dictatorship and autocracy
  • Cambridge, Harvard University Press, 1965
  • estratta da Antologia sul fascismo, a cura di Renzo De Felice pgg. 144, 152-153
  • Laterza Bari 1976

Hitler

Poiché un'organizzazione viene meccanicamente impostata dall'alto in basso, sussiste il grande pericolo che una testa, magari poco capace e non conosciuta bene per quello che è, tenti, per gelosia, d'impedire l'emergere di abili elementi nel seno del movimento, Il danno che così risulta può riuscire funesto, soprattutto in un movimento ancora giovane. Per questa ragione è conveniente cominciare col diffondere da una Centrale un'idea per mezzo della propaganda, e poi vagliare e saggiare il materiale umano raccolto per trame fuori teste di dirigenti.

[…]

Perché dirigere significa: poter muovere le masse. Il dono di foggiare idee non ha nulla di comune con l'attività di dirigente. E' ozioso discutere se sia più importante additare all'umanità ideali e scopi o realizzarli. Qui, come scopo nella vita, l'una cosa sarebbe del tutto priva di senso senza l'altra.

[…]

Nei primi tempi della mia attivita' nel movimento mi dedicai, come dissi, alla propaganda. Era mio scopo imbevere, a poco a poco, della nuova dottrina un piccolo nucleo di uomini, onde apprestare il materiale che più tardi potesse offrire i primi elementi di una organizzazione. Lo scopo della propaganda andava molto al di là di quello dell'organizzazione. Quando un movimento si propone di disfare un mondo e crearne uno nuovo al posto di quello, i suoi dirigenti debbono avere perfetta conoscenza di queste leggi fondamentali: Ogni movimento deve vagliare il materiale umano da lui raccolto e spartirlo in due grandi gruppi: partigiani e membri effettivi.

E' compito detta propaganda arruolare partigiani, è compito della organizzazione acquistare membri. E' partigiano d'un movimento chi dichiara, di accettarne gli scopi; è membro chi si batte per essi. II partigiano è reso favorevole al movimento dalla propaganda. Il membro è spinto dall'organizzazione ad adoperarsi alla sua volta per l'acquisto di nuovi partigiani, che potranno poi diventare membri.

Poiché l'essere partigiani d'un'idea costituisce solo un riconoscimento passivo di questa, mentre la qualità di membri richiede una difesa attiva dell'idea stessa, su dieci partigiani solo unoo, tutt'al più, due, sono idonei ad operare quali membri.

La qualità di partigiano ha solo radici nell'intelletto, quella di membro nel coraggio di patrocinare e diffondere ciò che l'intelletto ha riconosciuto giusto. Il riconoscimento della bontà d'un'idea risponde, nella sua forma passiva, al carattere della maggioranza degli uomini, che è pigra e poco coraggiosa. La qualità di membro esige una mentalità attivistica, e quindi è solo appropriata alla minoranza degli uomini.

Quindi, la propaganda deve, senza stancarsi, curare che un'idea acquisti aderenti, mentre l'organizzazione deve attendere con ogni diligenza a foggiare dei membri coi più meritevoli fra i partigiani.

La propaganda non deve dunque rompersi la testa sul valore di ciascuno degliammaestrati da lei, sulle capacità, sulla comprensione o sul carattere di costoro; mentre l'organizzazione deve raccogliere dalla massa di tali elementi ciò che in realtà rende possibile la vittoria del movimento.

***

La propaganda cerca di imporre una dottrina al popolo intiero, l'organizzazione comprende nei suoi quadri solo coloro che non minacciano di essere, per motivi psicologici, d'ostacolo all'ulteriore diffusione dell'idea.

***

La propaganda lavora la collettività nel senso di un'idea e la rende matura per il tempo del trionfo di questa idea. L'organizzazione procura la vittoria aggregandosi, in modo costante, organico, e con riguardo alla capacità di battersi, quei partigiani che appaiono disposti a combattere per la vittoria.

***

La vittoria d'un'idea sarà tanto meglio possibile quanto più largamente la propaganda avrà elaborati gli uomini nel loro complesso e quanto più sarà esclusiva, rigida e salda l'organizzazione che in pratica sostiene la lotta. Da ciò risulta che il numero degli aderenti non può mai essere abbastanza grande, mentre il numero dei membri sarà sempre piuttosto troppo grande che troppo piccolo.

***

Quando la propaganda ha imbevuto d'un'idea un intiero popolo, l'organizzazione può trame le conseguenze con un pugno d'uomini. Propaganda e organizzazione, ossia aderenti e membri, si trovano in un determinato reciproco rapporto. Quanto meglio la propaganda ha lavorato, tanto più piccola può essere l'organizzazione, e quanto maggiore è il numero degli aderenti, tanto minore può essere il numero dei membri. E viceversa: Quanto meno buona è la propaganda, tanto più grande deve essere l'organizzazione; quanto più piccola rimane la schiera degli aderenti ad un movimento, tanto più numerosa deve essere la schiera dei suoi membri se vuol contare sul successo.

***

Il primo compito della propaganda è quello di acquistare uomini per la ulteriore organizzazione; il primo compito dell'organizzazione è quello di acquistare uomini per lo svolgimento della propaganda. Il secondo compito della propaganda è quello di decomporre lo stato di cose esistente e permearlo della nuova dottrina, mentre il secondo compito dell'organizzazione è la lotta per la potenza, onde assicurare, con la potenza, il definitivo trionfo della dottrina.

***

Il successo definitivo d'una rivoluzione professante una nuova concezione del mondo viene con maggior facilità conseguito quando la nuova concezione ammaestra lutti gli uomini e, occorrendo, viene loro, più tardi, imposta con la forza; mentre l'organizzazione dell'idea, ossia il movimento politico, deve comprendere solo quel numero di uomini che è strettamente necessario ad occupare i centri nervosi del futuro Stato.

  • Adol Hitler
  • Mein Kampf 1925
  • III ed. it. La mia battaglia, pp. 290-294
  • Bompiani, Milano , 1937

Mussolini

"Questa importante riunione dei giornalisti del Regime avviene soltanto alla fine dell'anno VI. Voi vi rendete conto che non poteva avvenire prima, perche solo dal gennaio 1925, e piu specialmente in questi ultimi due anni, e stato affrontato e risolto quasi completamente il problema della stampa fascista.

In un regime totalitario, come dev'essere necessariamente un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa e un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime; in un regime unitario la stampa non puo essere estranea a questa unita.

Ecco perche tutta la stampa italiana e fascista e deve sentirsi fiera di militare compatta sotto le insegne del Littorio. Partendo da questo incontrovertibile dato di fatto si ha immediatamente una bussola di orientamento per quanto concerne l'attivita pratica del giornalismo fascista. Cio che e nocivo si evita e cio che e utile al Regime si fa.

Ne consegue che, sopra tutto, e potrebbe dirsi esclusivamente in Italia, a differenza di altri paesi, il giornalismo, piu che professione o mestiere, diventa missione di una importanza grande e delicata, poiche nell'eta contemporanea, dopo la scuola che istruisce le generazioni che montano, e il giornale che circola tra le masse e vi svolge la sua opera d'informazione e di formazione. Non e quindi affatto assurdo che, trattandosi di continuare l'educazione formativa delle moltitudini, i giornalisti debbano essere moralmente e tecnicamente preparati. E' evidente che nelle scuole non si fa "il giornalista" come non si fa "il poeta". Cio nondimeno, nessuno vorra negare l'utilita delle scuole stesse.

Questa prima adunata dei giornalisti del Regime, vuole essere premio e riconoscimento. Le vecchie accuse sulla soffocazione della liberta di stampa, da parte della tirannia fascista, non hanno credito alcuno. La stampa piu libera del mondo intero e la stampa italiana.

Altrove i giornali sono agli ordini di gruppi plutocratici, di partiti, di individui; altrove sono ridotti al compito gramo della compravendita di notizie eccitanti ,la cui lettura reiterata finisce per determinare nel pubblico una specie di stupefatta saturazione, con sintomi di atonia e di imbeccillita; altrove i giornali sono ormai raggruppati nelle mani di pochissimi individui, che considerano il giornale come un'industria vera e propria, tale e quale come l'industria del ferro e del cuoio.

Il giornalismo italiano e libero perche serve soltanto una causa e un regime; e libero perche, nell'ambito delle leggi del Regime, puo esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione. Io contesto nella maniera piu assoluta che la stampa italiana sia il regno della noia e dell'uniformita. Coloro che leggono i giornali stranieri di tutti i paesi del mondo sanno quanto sia grigia, uniforme, stereotipata fin nei dettagli la loro stampa.

A questo punto, io affermo che il giornalismo italiano fascista deve sempre piu nettamente differenziarsi dal giornalismo degli altri Paesi, fino a costituire, non soltanto per la bandiera che difende, la risoluta, visibile e radicalissima antitesi. Questa differenziazione non ne esclude una seconda non meno importante.

Permettetemi qui di impiegare un paragone musicale. Io considero il giornalismo italiano fascista come un'orchestra. Il "la" e comune. E questo "la" non e dato dal Governo attraverso i suoi uffici stampa, sotto la specie dell'ispirazione e della suggestione davanti alle contingenze quotidiane; e un "la" che il giornalismo fascista da a se stesso. Egli sa come deve servire il Regime.

La parola d'ordine egli non l'attende giorno per giorno. Egli l'ha nella sua coscienza. Ma dato il "la" c'e la diversita degli strumenti, ed e appunto dalle loro diversita che si evita la cacofonia e si fa prorompere invece la piena e divina armonia; oltre agli strumenti c'e poi la diversita dei temperamenti degli artisti; diversita necessaria, perche si aggiunge, elemento imponderabile ma vitale, a rendere sempre piu perfetta l'esecuzione.

Ogni giornale deve diventare uno strumento definito, cioe individualizzato, cioe riconoscibile nella grande orchestra. I classici archi non escludono, nelle moderne orchestre, i "flauti" nelle forme inconsuete. Ci puo essere, cioe, il giornale fascista dall'aria seria, con tinta magari di ufficiosita, e il giornale d'assalto, battagliante e temerario. Ci possono essere giornali che prediligono determinati problemi, quelli che hanno la statura per essere nazionali e altri, invece, che devono rassegnarsi a essere degli ottimi fogli regionali o provinciali. E' per esempio, assurdo che un giornali di circolazione provinciale voglia imbibire i suoi lettori con pagine intere di politica estera mondiale. La differenziazione di cui parlavo e legata quindi a una vera e propria divisione del lavoro, affidata, piu che a misure dall'alto, al buon senso dei giornali fascisti. Cio precisato, la stampa nazionale, regionale e provinciale serve il Regime illustrandone l'opera quotidiana, creando e mantenendo un ambiente di consenso attorno a quest'opera.

E' una grande ventura per voi vivere in questo primo, straordinario, quarto di secolo: e una grande ventura per voi di poter seguire la rivoluzione fascista nelle sue progredienti tappe. Il destino e stato particolarmente benigno con voi, cui ha concesso di essere giornalisti durante una guerra e una rivoluzione, eventi entrambi rari e memorabili nella storia delle Nazioni.

Ora tutti coloro che credono di servire il Fascismo ed il Regime lo servono effettivamente e utilmente? Non sempre.

Non rendono un servizio al Regime coloro, i quali abbondano di aggettivi laudativi e cantano a rime obbligate, e quindi alla fine convenzionali, ogni atto e fatto, anche se di piccola portata, ogni uomo, anche se di modesta levatura. Bisogna deflazionare e saper tenere le distanze. Sei anni di fatti della rivoluzione fascista sono piu grandi di ogni parola, e sopra tutto di molte parole. I sostantivi rendono superflui gli aggettivi.

Non rendono un servizio al Regime coloro, i quali danno spazio eccessivo alla cronaca nera e la "sensibilizzano" ai fini dello smercio di copie, o coloro, i quali trascurano la formazione materiale del giornale, che deve essere attentamente vigilata nei titoli e nel testo, sopra tutto nei titoli. Ho letto, ad esempio, riportata la notizia di un premio dato a uno scrittore che fa la spoletta tra il carcere e l'ospedale, con questo titolo: "Genio e follia", come se il genio fosse irremissibilmente domiciliato nei manicomi; un infortunio sul lavoro diventa una terrificante catastrofe, si sente il bisogno di far sapere che "un giovane professore ha sparato sulla moglie", come se cio interessasse particolarmente il genere umano, oltre il portinaio e i piu prossimi parenti; si ricucina per la milionesima volta il mistero di Rodolfo a Mayerling, e si ristampa, sino alla noia la storia della Baker, o sedicente "venere nera".

Tutto cio e diseducativo. Tutto cio e giornalismo vecchio regime. E' necessario che il giornalismo nuovo regime, cioe fascista, si disincagli da queste posizioni mentali e muova alla ricerca e all'illustrazione di tutti gli altri vari e grandi aspetti e problemi della vita degli individui e della vita di un popolo. La cronaca nera deve essere lasciata ai commissari verbalizzanti delle Questure, salvo casi speciali, nei quali l'interesse umano o sociale, o politico, sia prevalente.

Non servono il Regime coloro i quali non tengono la misura della dignita di fronte agli stranieri, sia quando sono ospiti dell'Italia sia quando esprimono giudizi sul Regime o su Mussolini. Ripetero dunque che i dieci in condotta con lode o senza che mi vengono rilasciati talora da illustri personaggi, mi lasciano perfettamente indifferente.

Bisogna esaltare i grandi uomini, quelli che rendono veri servizi alla Patria e all'umanita, non i vanitosi che vogliono vedersi sul giornale fotografati nell'atto in cui salutano romanamente il Fante Ignoto.

Non servono il Regime coloro che mancano di discrezione, specie in materia di politica estera e di finanze, che sono inesatti nei riferimenti, che fanno del "barzinismo" in ritardo, che si autoincensano e che nella polemica scendono al personalismo diffamatorio e cannibalesco.

Non servono il Regime coloro, i quali si abbandonano al lusso del catonismo generico, del moralismo irresponsabile, che riguarda tutti e nessuno, mentre in siffatta materia, per vie pubbliche o coperte, bisogna precisare fatti e nomi, onde sia possibile provvedere in tempo.

Non servono il regime coloro, i quali, non controllandosi negli articoli, nelle informazioni, nelle notizie, nei giudizi sugli uomini, forniscono alimento alla causa degli avversari. L'elenco dei "casi" nei quali, volutamente o no, non si serve il Regime, potrebbe allungarsi, ma voi mi avrete gia inteso e avete anche inteso, per la necessaria antitesi, come si "serve" il Regime.

Qui voglio affermare che, tolte le questioni strettamente politiche, o quelle che sono fondamentali nella rivoluzione, per tutte le altre questioni la critica puo limitatamente esercitarsi. Io stesso, prima della riforma monetaria, non ho vietato la polemica tra i rivalutasti e svalutatori, non solo nelle cattedre, ma nelle riviste e nei quotidiani.

Nel campo dell'arte, della scienza, della filosofia, la tessera non puo creare una situazione di privilegio o di immunita. Come deve essere permesso di dire che Mussolini, come suonatore di violino, e un dilettante molto modesto, cosi deve essere permesso di obbiettivamente giudicare l'arte, la prosa, la poesia, il teatro, senza che ci sia un "veto" per via di una tessera piu o meno retrodatata. La disciplina di partito qui non gioca.

La rivoluzione qui non c'entra. Quando uno chiede di essere giudicato come poeta, drammaturgo, pittore, romanziere, non ha il diritto poi di richiamarsi alla tessera se il giudizio gli e sfavorevole. Un Tizio puo essere un valoroso fascista e anche della prima ora, ma come poeta puo essere un deficiente. Non si deve mettere il pubblico nell'alternativa di passare per antifascista fischiando, o di passare per stupido o vile plaudendo a tutti gli aborti letterari, a tutti i centoni poetici, a tutti i quadri degli imbianchini.

La tessera non da l'ingegno a chi non lo possiede. Non vi ho detto tutto quanto potrei dire, ma ritengo di avervi detto alcune cose essenziali. La maggiore di tutte e questa: il vostro compito diventera sempre piu importante e ai fini interni e a quelli internazionali.

Ai fini interni, perche, tra l'altro, tra pochi mesi il popolo italiano sara chiamato ai comizi plebiscitari, attraverso i quali esso dovra documentare, in faccia al mondo, il suo effettivo consenso al Regime. Bisogna preparare questa grande manifestazione, e voi avete, coi vostri giornali, il mezzo per farlo degnamente. Nel mondo internazionale noi non andiamo verso tempi facili.

Piu l'Italia aumentera la sua statura politica, economica e morale, piu l'Italia fascista "durera", e maggiori saranno le inevitabili reazioni nel mondo antifascista, che sembra quasi offeso di dover constatare che ancora una volta e l'Italia che da una parola d'ordine nuova nel campo politico e sociale.

Occorre, per questo, che la stampa sia vigile, pronta, modernamente attrezzata; con uomini, che sappiano polemizzare con gli avversari di oltre frontiera, con uomini, sopra tutto, che siano mossi, non da obbiettivi materiali, ma da fini ideali.

Mi auguro che, quando vi convochero nuovamente, io sia in grado di constatare che avete sempre piu fermamente e fieramente servito la causa della rivoluzione. Con questa speranza, accogliete il mio cordiale saluto, nel quale v'e una punta di ricordi e nostalgie."

  • Benito Mussolini
  • IL GIORNALISMO COME MISSIONE 10 Ottobre 1928
  • in Scritti e Discorsi Edizione Definitiva Volume VI pgg. 249-255
  • Ulrico Hoepli Editore Milano 1934
  • A cappello [pg. 249] la seguente nota editoriale :
  • "Il 10 ottobre 1928 si radunarono a Palazzo Chigi i Direttori di settanta quotidiani del Regime. Ad essi il Duce ricolse questo discorso che ha un valore fondamentale :
    • 1. perche' costituisce una replica precisa all' accusa demagogica rivolta al Fascismo dai fautori di una sedicente "liberta' di stampa" che si riduce, nei paesi democratici, ad un ignobile asservimento a gruppi ed interessi particolari;
    • 2. perche' determina la funzione e la missione del giornalismo fascista;
    • 3. perche' regola e colpisce, in modo esplicito e inequivocabile, gli errori di vanita' e di superficialita' da cui il giornalismo fascista si va sempre piu' liberando.
  • Per la missione del giornalismo, e per lo stesso tono spirituale ed intellettuale della vita nazionale questo discorso dev' essere riletto spesso e meditato."

Arendt

"Il successo dei movimenti totalitari fra le masse segnò la fine di due illusioni care ai democratici in genere, e al sistema di partiti degli Stati nazionali europei in particolare. La prima era che il popolo nella sua maggioranza prendesse parte attiva agli affari di governo e che ogni individuo simpatizzasse per l'uno o l'altro partito; i movimenti mostrarono invece che le masse politicamente neutrali e indifferenti potevano costituire la maggioranza anche in una democrazia, e che c'erano quindi degli Stati retti democraticamente in cui solo una minoranza dominava ed era rappresentata in parlamento.

[...]

La seconda illusione era che queste masse apatiche non contassero nulla, che fossero veramente neutrali e formassero lo sfondo inarticolato della vita politica nazionale;

[...]

Da un punto di vista pratico, non c'è molta differenza se i movimenti totalitari adottano l'orientamento del nazismo o quello del bolscevismo, se organizzano le masse in nome della razza o della classe, se pretendono di seguire le leggi della vita e della natura o quelle della dialettica e dell'economia

[...]

Dovunque é giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare fonte ideologica, ha trasformato le classi in masse, sostituito il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico ma con un movimento di massa, trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia e perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo.

[...]

Estraniazione, che é il terreno comune del terrore, l'essenza del regime totalitario e, per l'ideologia, la preparazione degli esecutori e delle vittime, é strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluità che dopo essere stati la maledizione delle masse moderne fin dall'inizio della rivoluzione industriale, si sono aggravati col sorgere dell'imperialismo alla fine del secolo scorso e con lo sfascio delle istituzioni politiche e delle tradizioni sociali nella nostra epoca. Essere sradicati significa non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri; essere superflui significa non appartenere al mondo.

[...]

La verita' e' che le masse masse che si formarono dai frammenti di una società atomizzata, in cui la struttura competitiva e la concomitante solitudine dell'individuo erano state tenute a freno soltanto dall'appartenenza ad una classe. La principale caratteristica dell'uomo di massa non era la brutalità e la rozzezza, ma l'isolamento e la mancanza di normali relazioni sociali.

[...]

Allora ogni dibattito sulla verità o falsità della predizione di un dittatore totalitario diventa assurdo; è come mettersi a discutere con un assassino potenziale se la sua futura vittima è morta o viva perché, uccidendola, egli può immediatamente fornire la prova della giustezza della sua affermazione.

[…]

Prima che i capi delle masse conquistino il potere adattando la realtà alle loro menzogne, la loro propaganda è contraddistinta da un estremo disprezzo per i fatti in quanto tali, basata com’è sulla convinzione che questi dipendano interamente dal potere dell’uomo che può fabbricarli.

L’affermazione che la metropolitana di Mosca è l’unica al mondo è una bugia solo finché il regime non ha il potere di distruggere tutte le altre.

Il metodo della predizione infallibile tradisce, più di qualsiasi altro trucco propagandistico totalitario, il fine ultimo della conquista del mondo, perché soltanto in un mondo interamente controllato il dittatore totalitario può realizzare le sue menzogne e far avverare le sue profezie."

  • Hannah Arendt
  • ed. it. Le origini del totalitarismo, pag. 432-484
  • Edizioni di Comunita', Milano Torino, 1999

4. La parola definitiva, sluagh-ghairm

Canetti

"Alcuni popoli immaginano i loro morti o un numero limitato di essi, come esercito in lotta. Presso i Celti degli Highlands scozzesi l'esercito dei morti è designato da una parola particolare: sluagh, che si traduce in inglese come spirit multitude, moltitudine di spiriti.

L'esercito dei morti vola di qua e di là in grandi nuvole, come gli storni sopra la faccia della terra. Essi tornano sempre sul luogo delle loro colpe terrestri.

Con le loro infallibili frecce avvelenate essi uccidono gatti, cani, pecore e armenti, combattono battaglie per l'aria, così come gli uomini in terra.

Nelle notti chiare e gelide si possono vedere e sentire i loro eserciti avanzare l'un contro l'altro e ritirarsi, ritirarsi e avanzare.

Dopo una battaglia il loro sangue tinge di rosso rocce e pietre. La parola ghairm, significa urlo, grido e sluagh-ghairm era il grido di battaglia dei morti.

Ne è derivata più tardi la parola slogan: la denominazione del grido di guerra delle masse moderne deriva dall'esercito di morti delle Highlands."

  • Elias Canetti
  • Massa e potere 1922-1960
  • ed it. pgg. 51-52
  • Adelphi, Milano, 1981

5. Modelli di relazione~comunicazione

Baran

  • Paul Baran
  • On distributed communication
  • Memorandum RM 3420 PR, August 1964
  • Sulle reti d' intercomunicazione. Nota

    La cosi' detta neutralita' delle reti puo' essere descritta come funzione di linguaggio : il "linguaggio delle reti", come quello della informazione~automatica, semanticamente spoglio, e' ovviamente descrittivo.

    --

    • [a] La neutralita' delle reti di calcolo [macchina~macchina] rinvia a linguaggio-macchina, a questo ordine si possono iscrivere i nodi di supercalcolo degli anni '60 ecc.
    • [b] La neutralita' delle reti strumentali [macchina~uomo~macchina] rinvia agli stili di programmazione degli scopi delle singolari architetture, a questo ordine si possono iscrivere le correnti LAN.
    • [c] La neutralita' della interconnessione di reti [uomo~macchina~uomo] ad accessi indiscriminati e' protocollare : il peso della informazione e' pari , il trattamento dei dati e' agnostico.
    • [d] Nella interconnessione di reti la informazione non e' organizzata, e' interconnessa.
    • [e] Donde la cronica irresolubilita' di una sistematica partizione della informazione in rete, ovvero di un un gerarchico web semantico; la medesima irresolubilita', per simmetria, di postulati di filtro reiterati superficialmente per ragion politica.
    • [f] Dell' internet si possono replicare e sviluppare moduli , matrici [il trucco sta qui] - insomma essa e' personalmente partecipata dall' unica cosa al mondo che si puo' autenticamente con-dividere : le regole del gioco [di comunicazione, in questo caso : Posta Elettronica, Chat, Mailing list, p2p, variopinti servizi end-to-end, end-to-all ...]
    • [g] E poiche', piu' ancora che di "teorie false", il mondo e' zeppo di "fatti falsi", l ' internet non produce una informazione condivisa [tantomeno una cultura, una ideologia, una politica ...].
    • [h] Produce l' euristica irriducibilmente opposta - la critica d' ogni informazione, cultura ecc.
    • [i] Quindi non esiste un popolo della rete ; la interconnessione ... interconnette la inesausta trama di soggettivita' [the internet is for every-one] rapsodicamente aggregata in mobili tribu' .
    • [j] La sua granularita' restituisce letteralmente uno specchio del mondo [What the net did next], indiscriminatamente compiuto di ordinarieta', eccezionalita', norma, trasgressione : l' internet medesima e' usata ed abusata - ne' meno ne' piu' del mondo che riflette - ma probabilmente non esiste al mondo una altrettale facolta' e pratica di sistema sensibile ed operoso - proprio lato utenti - in tema monitoraggio della sicurezza.
    • [k] Nel restituire, accoppiare, mettere in parita', fuor d' ogni palinsesto, "la parola e la sua mistificazione" ... consiste, molto semplicemente, la fecondissima e ben temperata dialettica [verificazione<=>falsificazione] e scommessa originaria dell' internet : che punta ogni posta e sbanca quindi sull' antidoto di una "rete di congetture e confutazioni" .

    --

    Ad altro capitolo l' approfondimento della credibilita' di un ragion politica per la quale vale sempre l' auspicio che si dedichi in primis e in fine concretamente , attraverso le risorse pubbliche affidate, a interconnettere e interfacciare intelligentemente la Pubblica Amministrazione di proprio esercizio.

    In questa nota basta segnalare l' ipotesi che forse un medesimo equivoco ideologico [al netto di qualche insensibilita' tecnica] genera sia l' ambizione d' intermediazione politica e cogestione statuale dell' internet, che la presunzione [ricorrente sia all' esterno che all' interno alla rete] di prescriverne una dedicata Sunna, o Legge.

    Timeline della svolta : da reti scientifiche a reti di comunicazione di massa

      • Nel 1994 si vendono piu' personal computer che automobili.
      • Nel 1994 i contatori delle comunita' scientifiche documentano la prevalenza d' uso dello stack tcp-ip rispetto agli altri protocolli.
      • Nel 1994 sono licenziati in suggestiva concatenazione Domain Name System Structure and Delegation e Universal Resource Identifiers in WWW
      • [...]
      • Nel 1995 i servizi di navigazione sulla grande ragnatela, il World Wide Web, conformi con lo standard proposto dal CERN tre anni prima, esplodono clamorosamente come dimostrato dal fatto che i volumi di dati scambiati dai "browser" superano quelli trasmessi dai server FTP addetti al trasferimento di file.
      • Nel 1995 nasce JAVA, viene proposto il primo "browser" sicuro che scambia dati criptati, iniziano i servizi commerciali in Rete e il Vaticano crea il suo primo sito.
      • Nel 1995 l'offerta del software libero si arricchisce di due prodotti importanti, lo UNIX di Berkeley o BSD e APACHE, che ora domina largamente il mercato dei server WWW.
      • Nel 1995 Microsoft, I.B.M. e Digital, che avevano sognato il trionfo mondiale delle proprie soluzioni di rete proprietarie - M.S.N., S.N.A. e DECNET, rispettivamente - , si rassegnano alla sconfitta e accettano i protocolli di Internet come standard universale della comunicazione.
      • ... E l' otto agosto 1995 Netscape si quota in borsa ... in pochi mesi balza da 28 a oltre 150 dollari per azione ... Secondo la testimonianza di Paul Ceruzzi ... "Leggendo i resoconti sui giornali e guardando i telegiornali, si aveva la sensazione che il giorno in cui la Netscape entro' in borsa avesse segnato il vero inizio della storia dei computer e che tutto il resto era stato solo un prologo."
      • [...]

    {La sequenza 1995 estratta da conversazioni con Angelo Raffaele Meo}

      Da quel biennio [cum grano salis di timeline convenzionale] si radica e ramifica in servizi e interfaccie sempre piu' protesiche [uomo~macchina~uomo, appunto ] il modello [ Baran ] ridondante e disintermediato.

      Tool essenzialissimo [uovo di Colombo, cambio di parametro, come sempre nelle rivoluzioni] e al tempo stesso inesausta prassi e sociologia d' autentica macchina universale di Turing : nastro infinito di lettura scrittura ad esercizio unanime , ubiqua per plastica interfaccia personal d' informazione multimediale accoppiata in comunicazione ipertestuale sincrona.

      Il suo metalinguaggio funzionale e' una sequenza sperimentale di protocolli under construction. il cui argomento e titolo e' spesso anticipato da un predicato disvelatore : "simple".

      Il suo linguaggio e' il suo stesso rumore di fondo, una indiscriminata polifonia semiologica: di esso esistono i segni, tutti i segni, teoricamente - non la lingua.

      Le intime contraddizioni del suo sviluppo, punto~punto, end-to-end, affondano radice autentica non nell' impatto limpidamente antagonista, e dissolutivo, con i modelli autoritari, con le dittature.

      Ma in uno strutturale - e produttivo - disallineamento rispetto alle tecniche mature della convivenza [Diritto e Politica] : nel cuore delle democrazie, delle loro croniche mediazioni, delegazioni, concessioni ... e rappresentanze ; disallineamento d' intermediazione quindi fra cittadini eletti_in_istituzione ed elettori cittadini_in_rete che in essa contemporaneamente praticano una interconnessione disintermediata.

      Una metafora perfettamente autoconsistente di relazione politica e standard comunicativo dell' internet si risolve nell' eversiva tautologia - una testa, un voto ...

    --

      Donde l' ambivalente scenario delle appassionate dispute correnti. Un manufatto tecnologico restituisce in fine ad ogni persona (every-one) un valore antico (e un appeal moderno) : essere soggetto di comunicazione.

      Ma come sempre ogni cosa vale non per cio' che rende ma per cio' che costa : essere soggetto di rete comporta l' essere terminale di rete.

    ragion di Stato
    Sluagh-ghairm
    public.it
    politica~tecnica