Rete della Innovazione, ruolo del Parlamento

  • Questa richiesta di commenti a studiosi e dirigenti d' area [innovazione, informazione, tecnologia, reti] dei partiti politici, trae occasione dalla delibera con la quale il Congresso dei Radicali Italiani impegna gli organi dirigenti proprii a specifico mandato per la istituzione di una Commissione di rango parlamentare sui temi digitali in seno alla XV legislatura.
  • Tale mossa converge (per la prima volta in termini di mozione formale di partito) con qualificate esposizioni condivise : si citano per tutte
    • il DDL primo firmatario Lucio Stanca 14 Luglio 2006;
    • lato governativo, la personale assunzione di responsabilita' di Beatrice Magnolfi nella relazione di chiusura della Assise pubblica 12 ottobre 2006 [dal minuto 14 circa della registrazione AV].
  • Proposta approfondita dal 2003 nella delegazione italiana della Internet Society e formalizzata particolarmente in
    • Posizione di ISOC Italia in merito al filtraggio dei siti che offrono gambling on line ;
    • Sollecitazioni al Governo per il tema dell’Internet .


http://cctld.it ringrazia -per nulla formalmente- tutti i corrispondenti, impegnati in una non facile distribuzione, nei rispettivi partiti, della cultura inter-net-working.

Richiesta di commenti - Novembre 2007

I termini del problema sono talmente razionalizzati da consentirne qui una stretta sintesi :
  • Il primo diritto civile e politico si incarna e risolve nello accesso esaustivo all' inter-net-working, allo stato dell' arte, presso ogni porta, singolare e collettiva, privata e pubblica (qui con particolare riferimento alla Pubblica Amministrazione).
  • Per ragione di sistema e' conveniente favorire la risorsa della informazione~automatica in-rete; apprezzare quindi l' intima peculiarita' sincrona ed inintermediaria della comunicazione internet; e con cio' stesso salvaguardare la figura non~concessionaria di un modello evoluto con prezzi orientati a decrescenti costi, strutturalmente risolti a carico del mercato proprio.
  • Per ragione geopolitica i sistemi paese che favoriscono l' innervazione inter-net-working a casa propria godono favore competitivo, altrimenti pagano ogni concorrenza dei sistemi~paese ad alto contenuto tecnologico e di quelli a basso costo del lavoro.
  • Anche in Italia la storia stessa di' informatica e telematica e' connotata da trasferimento fisiologico di background anzi tutto fra i livelli scientifico e tecnologico e, da questi, agli establishment di sistema (militari, finanziari, produttivi, mercantili, business in generale…) e in fine pure alle relazioni civili.
  • L' informazione automatica in-rete consente infatti una articolata rappresentazione antropologica (con inedita e assoluta in fine assunzione civile di responsabilita' personale); con cio' stesso consente pragmaticamente di circoscrivere il livello computabile dei problemi pure sociopolitici, ovvero di delineare istruttorie razionali per il livello delle opzioni del legislatore.
  • Ma e' stato sempre stato un problema obiettivo trasferire informatica e rete alle istituzioni. Ancor oggi la ragion politica sconta deficit strategico e pare praticamente attestata, lato informazione, nel disputare le regole (e disputare ai soggetti proprii le quote) dei media lineari maturi (editoria cartacea e televisiva), pur sottoposti ad evidente processo di digitalizzazione.
  • Altalenanti mandati politici scontano ancora un impropria dimissione di governo dell' innovazione all' establishment economico, amaramente datata proprio alle radici della rivoluzione elettronica, quando in una Assemblea societaria un leader d' azienda detto' la seguente sentenza di sistema : "La societa' di Ivrea e' strutturalmente solida e potra' superare senza grosse difficolta' il momento critico, sul suo futuro pende pero' una minaccia, un neo da estirpare : l' essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana puo' affrontare" [Vittorio Valletta, Assemblea degli azionisti FIAT, aprile 1964, come citato da Piergiorgio Perotto "Pc, una invenzione italiana"]
  • In tema di legiferazione sull' internet particolarmente e' prevalente una pratica avocazione di ruolo parlamentare ad esercizio governativo; ma pur qui in disperse competenze/incompetenze ministeriali; spesso con risoluzione amministrativa di approcci emergenziali - tipicamente per stato di eccezione.
  • Non si puo' non citare in fine una amarissima interfaccia del caso Italia nella non felice graduatoria d' innovazione, con squalificazione nei consessi internazionali dell' internet : nella XIII e XIV Legislatura fu proposta dalle concorrenti maggioranze, ma sul punto unanimi, una subordinazione (ovviamente implausibile) della radice [root] popolarissima dell' internet italiano (il country code Top Level Domain "IT") al Governo - con stupefacente sconoscenza dei documenti protocollari dell' interconnessione globale delle reti, e presunzione singolarissima ed imbarazzante nella stessa comunita' G8.

"The internet is for everyone" e pare saggio dedurre con rigore un conseguente onere politico, e pure onore, del legislatore anzi tutto.

Ma pure dei partiti esplicitamente impegnati per Costituzione alla privilegiata rappresentazione del consenso, dopo lustri di dittatura : nel favorire [e non intercettare] i processi per cui davvero l' internet sia nel pratico accesso di ciascuno.

Di ciascuno : sia in termini di comunicazione inintermediaria fra persone, che di preziosissima interazione fra cittadini e Stato [non di parte quindi, ne' tantomeno di maggioranza o opposizione], in logica di programmazione [e non di emergenza] : nella sede impeccabilmente competente d' esercizio e primato parlamentare.

Ai partiti [in crisi d' udienza tra l' altro sopra tutto presso quelle classi di eta' giovanili nella quali la rete trova privilegiato consenso ...] tocca esporsi : assumere o rigettare le conseguenze e la responsabilita' di restituire al naturale deputato [su questo terreno proprio senza mandato altro che il beneficio pubblico] il compito di informazione, osservatorio, istruttoria legislativa.

E restituire infine una decente interlocuzione dei soggetti di un sistema estremamente articolato, a partire dagli storici nodi di rete che, e' utile forse segnalarlo agli immemori, 20 anni fa' esatti agganciarono a livello accademico, di ricerca operativa, intrapresa, il sistema Italia prima all' ARPAnet e quindi all' internet :

  • l' Istituto di Informatica e Telematica del CNR che eredita dal leggendario Centro nazionale Universitario di Calcolo Elettronico il background del primo computer interamente progettato e costruito in Italia
  • il Gruppo di Armonizzazione delle Reti della Ricerca, che supporta d' infrastruttura servizi di pubblica utilita', finalizza il network accademico nazionale, e pure lo "esporta" ... in Africa, in Asia ...
  • le une e altre reti di provider sino allo strutturale livello [MIX] dei Neutral Access Point e delle repliche nazionali Root Server
  • i contributori nazionali alla Internet Engineering Task Force che presiede alla manutenzione dei protocolli di sistema
  • il nucleo nazionale della Internet Society.

Siamo nel terzo millennio; l' establishment politico nazionale declama una rivendicazione a condizione geopolitica di primo livello; la informazione automatica interconnessa sempre piu' si conferma risorsa strategica, e ovviamente trasversale e preziosissima proprio alla misura del legislatore.

Ma di fatto, nel complesso di alcune diecine di commisioni parlamentari di vario rango, non v' e' spazio per le parole informatica, telematica, internet [mentre negli Stati Uniti - scuse se ci rassegnamo alla irritante consuedine di esemplificare per tale raffronto - il costume di un Council d' interazione scientifico-tecnologica e' datato decenni].

Ma non si puo' ne' affrontare ne' tantomeno risolvere "il problema piu' interconnesso del mondo" nei termini piu' sconnessi : se sbagliamo sede, metodo, processo - pagheremo : come scandiva lo struggente slogan - pagheremo caro, pagheremo tutto.

  • Commissione Parlamentare di osservatorio e promozionale istruttoria legislativa sulla Rete della Innovazione.

Che facciamo?

Vale la pena in fine puntualizzare il dettaglio - a scanso di patetiche ambiguita':

  • Commissione Parlamentare di informazione.
  • Perche' forse sarebbe tempo maturo di decentrare l' esercizio legislativo dalla vigilanza sulle responsabilita' personali, che competerebbero al giudice naturale, e magari pure d' emancipare la cultura politica media da un pregiudizio d' iconoclastia nei confronti di quello specchio del mondo ch' e' la rete ....

Che facciamo?

  • Che facciamo: a prescindere da ogni calcolo parziale ?
  • Che facciamo: qui e ora, nella XV Legislatura ?

Daniele Bertolini, Marco Cappato, Marco Perduca

Nonostante l'impetuoso svolgersi della rivoluzione informatica, cominciata a partire dagli anni 80, siamo lontani dalla realizzazione dell'ideale neo-informazionalista di un ambiente mondiale unico ed omogeneo nel quale tutti si confrontano, indipendentemente dai confini statali, al di fuori delle formalità imposte dalle regole interne. Numerosi ostacoli ancora si frappongono all'esercizio concreto da parte di ciascuno del diritto individuale di accesso esaustivo all'inter-net-working presso ogni porta, singolare e collettiva, privata e pubblica (Giunchi).

Dal punto di vista politico numerosi sono i problemi che si impongono con crescente forza all'attenzione degli attori aventi responsabilità di rappresentanza o di governo. Emergono soluzioni nuove a problemi antichi - e questo è l'evidente vantaggio che della nuova era della network society - ma si ripropongono con inquietante regolarità soluzioni antiche a problemi nuovi - per quanto di antico v'è nella repressione, nella censura, nella concentrazione dei poteri degli uomini sugli uomini. Montesquieau, Locke e Voltaire possono trovare nella rete un potente alleato, uno straordinario (il primo) veicolo di realizzazione dell'ideale illuministico della pace Kantiana, oppure lo strumento definitivo a disposizione dei poteri assolutisti.

Occorre poi dirci con chiarezza: la capacità di favorire l' integrazione dinamica nell'economia mondiale è un elemento chiave su cui verrà a fondarsi la legittimità politica riconosciuta dai popoli alle autorità nazionali e territoriali. Dal punto di vista sociale ed economico, com'è noto ai frequentatori della più recente letteratura, il paradigma più adeguato a interpretare i cambiamenti del contesto produttivo e sociale in epoca di globalizzazione è quello che rimanda alla dialettica flussi e luoghi. Nell'era della globalizzazione il capitalismo del territorio non scompare, ma vive e diviene protagonista se capace di essere parte del capitalismo delle reti. Per questo, assume centrale importanza che il tessuto produttivo possa contare su quella serie di funzioni di interconnessione su cui poggia l'inarrestabile transizione verso l'economia dell'informazione e la società dei saperi.

Il tema della libertà è dunque il grande tema della network society e che va declinandosi con parole o espressioni poco popolari come "standard aperti", "interoperabilità" "intermodalità", sino a "interconnettività disintermendiata". Parole oscure ai più e che rivelano la potente asimmetria tra la consapevolezza (per lo più tecnica) dei pochi e l'oggettivo connotato di massa che vanno assumendo i profili più critici della "politica del digitale". Quest'ultima è la grande assente. Due atteggiamenti oggi si completano: deficit strategico e logica dell'emergenza. I decisori politici rimettono le loro funzioni sempre agli organi del potere esecutivo, profilando così il rischio della tecnocrazia più buia, affidata a poteri anonimi e politicamente irresponsabili.

Il caso italiano anche su questo si conferma punta avanzata della reazione burocratica all'innovazione tecnologica. Occorre dunque che tutte le forze politiche sappiano da subito concepire una spazio istituzionale di informazione e riflessione politica sui temi dell' innovazione di sistema e dell'Internet Governance. E' urgente un richiamo di consapevolezza alla Politica in quanto tale, a che si riconosca centralità strategica alla risorsa dell'informazione automatica interconnessa come snodo politico centrale per l'attuazione dei valori costituzionali di libertà ed eguaglianza.

I Radicali Italiani, nell'ultimo Congresso tenutosi nel mese di novembre a Padova, hanno ribadito la centralità dell'iniziativa politica a difesa della continuità della Legislatura, come tempo istituzionale necessario alla realizzazione dell'azione programmatica del Governo.

Proprio su questa premessa, si inserisce l'urgenza e l'opportunità di istituire una Commissione di rango parlamentare che veda la partecipazione nella misura più ampia e rappresentativa di tutte le forze politiche e che assolva al fondamentale compito politico di

  • a) dotare il dibattito parlamentare di un quadro di conoscenze qualificate sui temi dell'innovazione di sistema,
  • b) trasferire alle istituzioni i problemi dell'informatica e della rete
  • c) delineare istruttorie razionali sui temi dell'Internet Governance per il livello delle opzioni del legislatore.

Daniele Bertolini Comitato Nazionale Radicali Italiani

Marco Cappato Parlamento Europeo - Segretario Associazione Luca Coscioni

Marco Perduca Vice-Presidente Partito Radicale Transnazionale

Fiorello Cortiana

Giorgio, ciò che occorre è una consapevolezza del Parlamento e del Governo e che ciò si traduca nell'azione legislativa e nella definizione della policy.

Credo che se il Comitato Consultivo sulla Governance di Internet, alla luce dei risultati all'IGF di Rio, verrà messo in condizione di operare ex ante con continuità quotidiana sarà necessario che i Presidenti di Camera e Senato indichino ciascuno un funzionario di riferimento che segnali tempestivamente i provvedimenti in discussione nelle varie Commissioni Parlamentari affinchè tempestivamente la Consulta possa fare avere pareri a riguardo, nonchè essere audita.

Credo che una specifica Commissione potrebbe riunire i parlamentari più interessati ma senza una funzione cogente mi domando quale efficacia potrebbe avere sui singoli atti parlamentari. Non credo che una commissione siffatta potrebbe avere competenze legislative su materie attualmente assegnate alle altre Commissioni Permanenti.

Forse potrebbe avere un compito di sensibilizzazione, ma andrebbe ben definito proprio per avere efficacia in relazione al lavoro legislativo delle Commissioni Permanenti.

Noi abbiamo bisogno che uno sguardo competente attraversi le Commissioni Parlamentari che si occupano dell'attività legislativa. Ciao Fiorello.

Fiorello Cortiana Comitato Consultivo sulla Governance di Internet Ministero Innovazione

Paolino Madotto

  • Il tema dell'innovazione è un tema che meriterebbe una attenzione trasversale.
  • Se fossimo un paese di non masochisti avremmo già definito un organismo nel quale intelligenze, professinalità e sensibilità politiche diverse si possano incontrare e proporre soluzioni in grado di trovare un largo consenso.
  • Credo che il paese abbia bisogno di una discussione trasversale che potrebbe anche essere fuori dal parlamento ma con una forte interlocuzione con esso.
  • Una discussione trasversale che sappia almeno costruire un minimo comun divisore in grado di poter prendere quelle decisioni e scelte di cui abbiamo bisogno e che il "gioco del nemico" non è in grado di farci prendere.
  • Un gruppo di lavoro come questo deve vedere al suo interno esperti e politici, mossi da interesse generale e dal coraggio di assumere posizioni realmente nuove e innovativi.
  • La situazione richiede di dover mettere da parte ogni divisione preconcetta e ideologica, almeno su un insieme minimo di misure, e provare a costruire in modo urgente e costruttivo un percorso di ripresa nazionale.
  • E' chiaro che più di dieci anni sprecati ad accusare i "ribaltoni", il consociativismo e gli "inciuci" hanno creato un clima di aggressione quasi "etiopico", nel quale le ragioni del conflitto sono ormai un sistema statico anche di sopravvivenza di privilegi e fette di potere.
  • Chi crede nella necessità di superare questo momento deve farsi promotore di un salto di qualità che possa far recuperare credibilità nel sistema e riportare il paese su un nuovo piano di confronto e di qualità generale delle condizioni materiali, nel quale possano esprimersi le differenze di contenuto e di merito.
  • Questo lavoro deve essere fatto sul piano dell'innovazione "tout court", intendendo con questo la necessità di ripensare il sistema produttivo, gli equilibri economici, il sistema della politica e del governo alla luce delle potenzialità e dei rischi di un mondo tecnologico e globalizzato.
  • Le categorie e le risposte sin qui adottate non riescono pienamente a rispodere alle nuove domande, per questo è bene che il lavoro da fare possa comprendere uno spazio più ampio.

Paolino Madotto Vicepresidente della Rete Democratica per l’Innovazione - PD

Paolo Zocchi

Tenterò di rispondere separatamente alle due domande:

Che facciamo: a prescindere da ogni calcolo parziale ?

Sulla prima la riflessione è assai complessa e non ho una risposta. Ritengo che l’errore di fondo sia stato alla fonte nell’incapacità di definire un governance chiara del sistema dell’innovazione nel Paese. Oggi a gestire i processi di e government sono DIT, CNIPA, Commissione per l’Innovazione EE.LL. e Regioni, Sogei, Sviluppo Italia attraverso Innovazione Italia, Infratel. Ho dimenticato qualcosa?

La mancanza di una regia univoca determina ovviamente differenze di impostazione, di velocità, di approccio. Ed è forse stato un errore anche quello di legare nuovamente la funzione pubblica all’innovazione minimizzando così l’impatto di un settore multiforme come quello della società informazionale, col mero proposito di rendere più efficiente l’amministrazione pubblica.

Credo che noi oggi avremmo bisogno di una grande leva politica che prenda in mano quest’area e ne sviluppi i contenuti portandola ad essere prioritaria nel Paese.

Ma chi, in Parlamento, potrebbe farsi fautore di un’iniziativa del genere ? In questo momento non vedo grande sensibilità sul tema: penso che sia da fare un grande lavoro, ma ricordiamoci sempre che i camionisti hanno dimostrato di essere più forti ed importanti degli internet provider, il che significa che dagli anni ’50 ad oggi poco è cambiato nei rapporti di forza.

Forse è necessario cambiare strategia e continuare a lavorare sottotraccia?

Che facciamo: qui e ora, nella XV legislatura ?

Sulla seconda la riflessione è molto più semplice anche se ovviamente il mio sguardo è strabico tra Governo e iniziativa politica.

Sotto l’aspetto del Governo io credo che, con azioni come quelle dell’agenda semestrale sull’innovazione per i territori, con l’uso della Conferenza unificata come strumento per avviare un ragionamento su standard e indirizzi nell’innovazione del Paese anche per quanto riguarda le iniziative locali, con il Programma ELISA che tenta di ridefinire il metodo di aggregazione e erogazione di risorse verso i territori, qualcosa sia stato fatto: certo non quello che ci si aspettava.

Sul che fare, però, io ritengo che bisogna perseverare nella strada intrapresa, “stressare” il metodo, farla finita con gli Avvisi (ed ELISA sta cercando di dimostrare la loro inutilità), individuare pochi ma realmente sostenibili argomenti che possano rimettere in gioco il Paese in termini di competitività sui grandi sistemi di innovazione, dalla banda larga all’ICT per la sostenibilità e lo sviluppo.

Sotto l’aspetto politico credo che la grande speranza nata col Partito Democratico si coniughi con l’altrettanto grande auspicio che questo Paese sia portato verso la modernizzazione e l’innovazione e che questi aspetti siano finalmente considerati prioritari.

Se qualcuno domani sosterrà che il problema non è la riforma delle pensioni, ma una grande attenzione allo sviluppo dell’innovazione per creare posti di lavoro e sostenibilità e che questo genererà automaticamente una prima soluzione al problema delle pensioni, sarà ovvio che starà camminando in equilibrio su un filo a cento metri da terra, ma dovremo dargli fiducia, perchè altrimenti questo Paese è destinato ad un inevitabile declino.

E’ quindi fondamentale che, in materia di innovazione, il Partito Democratico sia coraggioso. Noi stiamo cercando di creare la massa critica, sempre necessaria, affinché questo coraggio possa essere basato sul consenso e non solo sulle buone idee.

Aggiungo una cosa che mi preme moltissimo: personalmente ritengo che l’e-government sia oggi fonte di numerosi equivoci.

In particolare penso decisamente che sino ad ora ci siamo troppo concentrati sull’efficienza interna delle amministrazioni e pochissimo sul beneficio che ne deriva al cittadino.

Credo che il Paese abbia bisogno di un e-government meno autoreferenziale e più teso verso l’esterno, verso l’efficacia, verso servizi che prescindono in buona parte dalla mera buona pratica amministrativa, ma che “vanno per strada”. Quindi la mobilità assistita dalle nuove tecnologie, la telemedicina, la sicurezza etc….

Insomma meno enfasi sul cittadino, inteso come complesso di diritti e di doveri, e più enfasi sulla città, intesa come luogo in cui l’amministrazione offre dei servizi concretamente fruibili.

Paolo Zocchi Presidente della Rete Democratica per l’Innovazione - PD

Roberto Galtieri

Che facciamo: a prescindere da ogni calcolo parziale ?
  • Scienza e tecnologia rimangano patrimonio dell'umanità e non strumento del neoliberismo e proprietà delle multinazionali. Le scelte tecnologiche non sono neutre e influenzano i modelli di sviluppo e sono da essi determinate.
  • Occorre quindi liberare e diffondere il sapere; sviluppare eco-sistemi digitali: modelli e tecnologie informatici che supportino paradigmi cognitivi condivisi, lo sviluppo delle forze produttive, ivi comprese le PMI e le forme di organizzazione distribuite e cooperative.
  • La possibilità cioè di far produrre in rete e creare una rappresentazione consensuale della realtà economica che permetta la cooperazione fra produttori (anche piccoli).
  • Vedi a proposito il video dell'ottimo intervento di Harry Halpin http://www.de-2007.eu/speakers.html#hh al bell' incontro della Commissione Europea http://www.de-2007.eu/ sulle ricadute del programma europeo in materia.

Che facciamo: qui e ora, nella XV legislatura ?

  • Con un governo che non mantiene le promesse del programma elettorale ? (ricordate l'incontro de l'Unione sull'innovazione che tenemmo a Milano, prima delle elezioni ?)
  • Dobbiamo continuare a fare i grilli parlanti - tali siamo considerati nei rispettivi partiti, radicali a parte (bravi !) - e insistere, insistere, insistere.
  • Alla fine si sbriciolerà questa pietrificazione del sistema politico-industriale di tipo brezneviano che deprime il Paese verso il medioevo.
  • E lottare a spada tratta contro ogni tentativo di privatizzazione della conoscenza, del suo essere e della sua diffusione.
  • Se lasciassimo al mercato decidere, il sapere e la società finirebbero come la Swissair: privatizzata quand'era in attivo, fallita, rifinanziata dalla Stato, riprivatizzata, rifallita con i soliti noti a far soldi alle spalle della collettività

Roberto Galtieri Direzione Nazionale PdCI

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