Estratto da conversazioni ["Produrre anime e' ben piu' difficile che produrre corpi"] con Angelo Raffaele Meo fra Dicembre 2006 e Maggio 2007 a partire da una approfondimento di fonti sull' opera di Giovanni Battista Gerace per la ricostruzione del locale originario dibattito interdisciplinare su L'Uomo e la Macchina .

Il caso Telecom

[gg]

Recentemente hai scritto:

"Da statalista convinto […] Io penso che le aziende pubbliche abbiano sostenuto il sistema economico nazionale piu' delle private e mi riprometto di dimostrarlo. […] Per altro penso che il mercato sia un'astrazione e che anche nei paesi piu' liberisti il Governo sia stato il fattore determinante del successo scientifico, tecnologico e industriale."

Raf, hai "spiazzato tutti" - e con mio grande spasso (poiche' io sostengo che la generazione dell' arpanet e del tcp-ip sia piu' "spregiudicata" della generazione del www): non e' proprio di moda corrente evadere le egemoni semantiche lib-lab e rivendicare lo "stato"

… Ma lo "stato" e' nato appunto nel cuore delle grandi rivoluzioni borghesi ribelli, a garanzia (tripartizione degli ordini) del cittadino contro "l' arbitrio del potere" regale - e le sue costituzioni sono state drammaticamente rivendicate nel "secolo di sangue" di cui siamo figli, contro gli stati di eccezione dittatoriali, e pel favore dei diritti unanimi, assolutamente compresi quelli materiali ...

"the internet is for everyone" (rfc 3271 ) - e ruolo simmetrico, onere e onore della politica pare proprio e tutto convergere nella missione limpida e ambiziosissima che … l' internet sia di tutti, per accesso, banda, servizi.

Da aggiungere solo che pure sotto il profilo della collaborazione e competizione geopolitica, vinceranno i sistemi che piu' efficacemente porteranno i plurimi servizi di rete su ogni "porta", pubblica e privata, "a casa propria" …

Io sono refrattario ai troppo generali "ismi". Ma rispetto a certi passaggi [hai molte ragioni dalla tua] vale pur la pena spendersi.

Non abbiamo ancor smesso di pagare una ben poco lungimirante opzione di irresponsabilita dello "stato" sulle collettive risorse.

E non abbiamo ancor smesso di pagare, con riferimento alle infrastrutture di comunicazione, la insipiente dimissione di esse - compreso il terminale ultimo miglio. Che era stato costituito in partecipazione statale.

Ti ringrazio assolutamente della provocazione e ti chiedo sul punto di esporti ancora e approfondire...

[A.R. Meo]
  • Nel momento in cui mi accingo a risponderti, i grandi guru della politica e dell'economia si domandano “che fine farà la Telecom?” e si interrogano sulle ragioni del disastro, alcuni parlano di violazione delle sacre regole del mercato, altri di mancanza di regole.
  • Il Ministro Bersani ha proposto una spiegazione basata sulla lunghezza della catena di controllo che ha suscitato in me la stessa perplessità che ho destato in mia moglie quando le ho spiegato la differenza tra una squadra di calcio corta e una lunga.
  • Nessuno mi sembra sfiorato dal dubbio che la privatizzazione della Telecom non si dovesse fare. Io ho sempre sostenuto questa tesi, ma non sono mai riuscito a pubblicare un articolo sull'argomento. I grandi quotidiani non fanno apologia delle eresie e l'idea “pubblico è bello” è considerata un'eresia.
  • Per illustrarti la mia idea ti riporto un'articolo che un grande quotidiano, a me molto caro perchè è della mia città e perchè sono abbonato da molti anni, mi ha rifiutato, come al solito.

[4.3] Un articolo inedito di Angelo Raffaele Meo

  • Un mio amico possiede due telefoni cellulari perche' a casa non riceve TIM e in ufficio non riceve Vodafone.
  • Una mia collega porta sempre con se' una manciata di SIM, che abilmente sostituisce nel telefonino in funzione della persona che deve chiamare.
  • Questa mia collega conosce alla perfezione i piani tariffari delle societa' telefoniche italiane e le stesse offerte speciali che, come e' noto, sono molto numerose e hanno una dinamica molto rapida. Inoltre la ritengo capace di risolvere mentalmente sistemi di equazioni di quarto grado, a giudicare dalla rapidita' con cui opera le sue scelte, pari soltanto alla destrezza con cui sostituisce le SIM nel telefonino.
  • Sono orgoglioso di avere una collega cosi' brava, ma a volte mi domando se non paghi anche io, almeno in parte, il tempo che lei stessa dedica allo studio delle offerte speciali per innammorati e suocere.
  • Infine, come terzo caso emblematico della teoria che intendo esporre in questo articolo, citero' l'esperienza del sottoscritto, pur consapevole del rischio di proporre materiali per i trattati di psichiatria.
  • Io ritengo che i comportamenti individuali, anche i meno importanti, debbano assecondare gli interessi nazionali, per cui, ad esempio, non ho mai acquistato un'automobile straniera. Cosi', quando Infostrada e' diventata inglese sono passato a Wind e quando Wind e' diventata egiziana ho firmato il contratto con Telecom.
  • Come risultato netto di queste operazioni, da molti mesi sono in attesa di quella connessione ad Internet che i tecnici della Telecom mi avevano promesso entro un paio di settimane. Proprio ieri mi hanno spiegato che per colpa dell'Autorita' delle Telecomunicazioni il contratto che avevo firmato allora non e' piu' valido.
  • I tre casi che ho raccontato sono soltanto tre piccoli esempi dei molti inconvenienti prodotti da quella che considero una grande follia collettiva: la privatizzazione e la liberalizzazione delle telecomunicazioni nazionali. Sono comunque inconvenienti di importanza marginale rispetto al difetto fondamentale di quei processi che e' costiuito sostanzialmente da una intrinseca diseconomia nella frammentazione delle reti e dei servizi.
  • Sono consapevole della possibilita' che a questo punto la grande maggioranza dei lettori abbandoni questo articolo nella convinzione di trovarsi di fronte all'esternazione di un paranoico.
  • Infatti, la convinzione che i processi di privatizzazione e liberalizzazione siano di grande utilita' economica collettiva e' ormai entrata nell' empireo dei dogmi assoluti della fede, come testimoniato, ad esempio, dalla recente affermazione del Ministro Bersani secondo il quale le liberalizzazioni sono parte della cultura della sinistra.
  • Sfortunatamente, cio' che vale per il mercato dei rikscio' e delle cartomanti non vale per i grandi sistemi tecnologici, in virtu' delle clamorose economie di scala che li caratterizzano.
  • Perche' scavare tre volte sotto i marciapiedi di una strada per posare tre fasci di fibre ottiche di tre imprese diverse, quando il primo dei fasci sarebbe ampiamente sufficiente a coprire le esigenze trasmissive di tutti gli abitanti di un intero continente?
  • Perche' installare cinque reti di telefonia cellulare, quando una sola sarebbe sufficiente e piu' efficace e costerebbe poco piu' di un quinto?
  • Chi paghera' i due scavi e le quattro reti superflue (per non parlare delle migliaia di spot televisivi)?
  • Corrado Calabro' presidente delle Autorita' delle Telecomunicazioni, nella recente relazione annuale al Parlamento ha orgogliosamente affermato che nello scorso anno i prezzi dei servizi di telefonia fissa sono diminuiti di 0,6%, e nei sette anni precedenti i prezzi totali dei servizi di telefonia sono diminuiti del 15%.
  • Ma nel suo discorso Calabro' ha ignorato il fatto che in quell'arco di tempo i costi delle tecnologie di base delle telecomunicazioni si sono ridotti, a parita' di prestazioni, di molto piu' di dieci volte, e non ha proposto un confronto con le tariffe di altri paesi.
  • Ad esempio, la societa' telefonica pubblica del Regno di Tonga, un piccolo arcipelago a oriente dell'Australia, fornisce ai cittadini la possibilita' di telefonare in ogni parte del mondo, anche a diecimila chilometri di distanza, a costi dell'ordine delle frazioni di dollaro al minuto. I cittadini di tutto il mondo che dispongono di un personal computer ed una connessione ad Internet possono parlarsi gratis via Skype, anche se risiedono a ventimila chilometri di distanza.
  • Sopratutto, nella laudatio delle liberalizzazioni, il Presidente Calabro' ha dimenticato di osservare che la grande maggioranza delle societa' telefoniche importanti operanti nel nostro Paese e' divenuta straniera e, come ci ha spiegato Alfredo Recanatesi nelle pagine di questo giornale, quando un'impresa italiana diventa parte di una multinazionale straniera il sistema Paese perde almeno i valori aggiunti associati al management, alla finanza, alla ricerca, all'ingegneria.
  • Inoltre, l'unica importante azienda italiana che e' subentrata all'azienda pubblica e' gravata da quaranta miliardi di debiti e sta ridimensionando quelle attivita' di ricerca che avevano il loro baricentro nel glorioso CSELT (oggi Telecom Italia Lab) e che contribuirono tanto in passato al progresso della scienza e alle fortune di Telecom.

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