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Intergruppo Parlamentare per l' Agenda Digitale [XVII Legislatura]

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Documentazioni

  • Quaderno "e-democracy", articolo dedicato all' Intergruppo Parlamentare pgg 45-46
  • Versione online dell' articolo
  • Poiche' l' evento non prevedeva interazioni da remoto, con Claudio Allocchio e Angelo Raffaele Meo, impossibilitati ad intervenire fisicamente, e' stato messo a testo un contributo che compila e surroga i mancati, succinti, interventi.

Appunti all' Intergruppo Parlamentare per l' Agenda Digitale

Claudio Allocchio Giorgio Giunchi Angelo Raffaele Meo [4 Giugno 2014]

  • Da tempo ci si interroga sulla definizione rigorosa degli ambiti di un appropriato ed efficiente approccio ed esercizio politico rispetto all' internet.
  • Internet non e' una rete, e' la interconnessione di reti separate ed autonome, basata su protocolli in evoluzione incessante per ragion tecnica, al di fuori di logica politica, ottimizzati ad indiscriminazione di accessi e contenuti.
  • A favore di chiarezza e approfondimento: la ragion politica - per missione, statuto, cultura, competenza - non puo' occuparsi in modo appropriato ne' funzionalmente ne' amministrativamente di una simile interconnessione di reti indipendenti.
  • Nessun ruolo politico e' in grado ne' di gestire ne' di cogestire internet - ed e' futile e inefficiente ogni ambizione ad intercettarne la logica e procedura interna.
  • La politica deve essere il cliente piu' intelligente e sensibile di internet.
  • Sviluppare appieno la rete di cui e' responsabile : la rete preziosa di relazione fra Stato e Cittadino (a sua volta articolata: Scuola Sanita' Pubblica Amministrazione ..).
  • Agganciare stabilmente ricerca e sviluppo dei prototipi e standard internazionali.
  • Fissare per la pubblica Rete dell' Innovazione gli obiettivi di sistema ottimi, e interagire, per la loro gestione e verifica con i livelli di competenza a partire dal locale stato dell' arte telematico eminente per credito internazionale.
  • Gli operatori nazionali e globali sanno da decenni perfettamente da dove partire, conoscono esattamente il nome della cosa : si chiama GARR, la rete della ricerca, dell'educazione e della cultura in Italia.
  • Per invertire il ciclo di emarginazione dell' Italia fra concorrenze ad alto contenuto tecnologico e concorrenze a basso costo del lavoro, bisogna SCEGLIERE - e bisogna cominciare a dare risposte.

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  • Perché l'articolo 68 della legge 82/05 (detta "Codice dell'Amministrazione Digitale"), volto a promuovere l'adozione del software libero nelle pubbliche amministrazioni italiane, è sempre stato ignorato dalla stragrande maggioranza delle pubbliche amministrazioni del nostro Paese?
  • Perché il ministro Brunetta, ricevendo in dono dal suo predecessore Nicolais il frutto di un lungo lavoro di una commissione incaricata di suggerire specifiche norme sul software libero, ha dichiarato che la questione non era di suo interesse ed ha cestinato quel rapporto?
  • Perché il governo Monti, come uno dei suoi ultimi atti, con la L. 221/2012 di conversione del D.L. 179/2012, ha voluto correggere il dettato della L. 134/2012 approvata poche mesi prima dal Parlamento Italiano, che affermava che l'acquisto di software in licenza (proprietario) fosse possibile solo quando la valutazione comparativa avesse dimostrato l'impossibilità di accedere a soluzioni in software libero o già sviluppate dalla P.A. ad un prezzo inferiore?
  • Soprattutto, perchè la stesura di quella legge è stata affidata ai lobbisti delle multinazionali straniere, come dimostrato dal riferimento ad argomentazioni di queste ampiamente superate dal dibattito scientifico?
  • Perché oggi i tanto discussi provvedimenti della "spending review" ignorano le opportunità di risparmio rappresentate dall'adozione di software libero, benché i costi delle licenze relative al software proprietario siano molto più grandi dei risparmi realizzabili con l'abolizione delle Province e del Senato?
  • Perchè i responsabili scolastici ostacolano l' introduzione negli ordinamenti didattici dei principi scientifici dell'informatica e dell'arte della programmazione?
  • Perchè i successori di chi defini' l'informatica "un neo da estirpare" oggi continuano a pensare che l'informatica debba essere acquistata e non sviluppata?
  • Perché insiste nello establishment , in Atti ed Omissioni, un' incomprensione sostanziale del contributo anticiclico e propulsivo che puo' dare proprio il modello protocollare eminente ed egemone di software libero a codice aperto - internet ?

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  • Quando si parla di "regolamentare Internet" si è già partiti con il piede sbagliato, perché una interconnessione di reti indipendenti ed autonome è solo normabile da un punto di vista puramente tecnico, ed il solo organismo che lo può fare è l' Intenet Engeneering Task Force (IETF), basando il suo lavoro sul principio unico e fondamentale del "rough consensus", dove menti pensanti in modo indipendente (e dove nessuno rappresenta il proprio datore di lavoro), inventano ogni giorno la rete che poi altri pensano di poter regolamentare.
  • Internet è stata inventata per permettere a TUTTI di comunicare con TUTTI, anche quando qualcosa in qualcuna delle tante reti indipendenti non funziona come si deve.
  • TUTTI danno qualcosa a TUTTI, non esistono schiere di utenti passivi che davanti al computer ricevono informazioni preconfezionate ("scaricano") dalla rete: esistono solo individui che comunicano tra di loro e si scambiano informazioni e servizi, o gruppi o società che danno servizi ad individui indipendenti che possono o meno decidere di utilizzarli.
  • IETF produce le regolamentazioni tecniche necessarie affinchè questa comunicazione sia possibile, indifferentemente da chi è il padrone dei singoli pezzi della rete che si interconnettono e scambiano dati.
  • L' ignoranza della normativa tecnica e del suo funzionamento non sono accettabili da parte di chi pretende poi di aver il diritto di "regolamentare la rete": è come pretendere di scrivere il codice della strada senza avere la minima idea di cosa è un veicolo e come funziona.
  • La comunicazione, a tutti i livelli, è il principio di base di Internet: tale principio deve venire attuato anche a livello normativo, altrimenti si produrranno soltanto inutili grida manzoniane, che rendono ridicolo il nostro paese agli occhi di tutti gli altri: a partire dalla PEC, inutile, inefficiente e non interconnettibile scimmiottamento di quanto già IETF aveva standardizzato a livello mondiale.
  • Solo ripartendo dall' educazione corretta al libero pensare, programmare ed agire già dalla scuola di base, si può sperare di avere una nuova spinta verso l'innovazione, accettando che la discussione sia orientata da chi sa, e non dettata da chi non sa ed agisce solo per interesse.

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