Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Giuseppe Attardi [bio]

  • Nota dell' Autore: questo documento è stato approvato dalle associazioni La Città Invisibile e Network Pisa ed è in discussione all'interno di Società Internet (chapter italiano dell'ISOC)

Pisa, 15 febbraio 2000

  • L’autore è professore associato al Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, e da anni promuove lo sviluppo delle reti in Italia attraverso diversi incarichi.
  • Come membro della direzione del centro SerRA dell’Università di Pisa ha sviluppato una estesa rete privata in fibra ottica, che attraversa la città di Pisa e collega istituti universitari, enti locali e ospedali. Come membro dell’OTS GARR, ha progettato e seguito la realizzazione della rete nazionale della ricerca GARR-B, la più complessa e sofisticata rete privata Internet in Italia, che collega ad alta velocità oltre 200 sedi universitarie e di enti di ricerca.
  • Come portavoce dell’Osservatorio Reti della Città Invisibile, ha promosso la campagna per l’abolizione della tariffa a tempo ed ha condotto le trattative con il ministro Maccanico per l’introduzione dello sconto sulle chiamate per gli accessi ad Internet.
  • L’autore ha fatto parte della Consulta di Esperti delle Comunicazioni del PDS.

23 Marzo 2000

Signor Presidente,
  • la rivoluzione Internet è iniziata 5 anni fa e si compierà in un periodo più breve delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, stimabile in 15 anni. Nel 2010 vedremo quindi chi uscirà vincente o perdente dalla sfida di Internet e da che parte si troverà il nostro paese. I tempi sono stretti soprattutto perché è già trascorso un terzo del periodo a nostra disposizione.
  • Poiché si tratta di un fenomeno a crescita esponenziale, i prossimi tre anni saranno decisivi: in seguito il distacco risulterà incolmabile. Il 2002 rappresenta quindi una scadenza da non mancare. Il nostro paese, di fronte a scadenze e obiettivi precisi, ha dimostrato di possedere risorse e capacità per vincere sfide decisive per il suo futuro, come si è verificato con la scadenza per la nascita dell’Euro e con l’obiettivo del rispetto dei parametri di Maastricht.
  • Occorre pertanto fissare gli obiettivi per la scadenza 2002, che chiamerò i Parametri Internet. Prima di illustrarli, vorrei ricordare quello che si poteva fare negli anni passati e che non ha ricevuto sufficiente attenzione.
  • All’inizio della rivoluzione Internet, nel 1995, l’associazione La Città Invisibile (www.citinv.it) segnalò al governo ed ai politici la necessità di misure incisive per stimolare lo sviluppo di Internet in Italia: diffusione degli accessi, liberalizzazione ed apertura del settore reti, creazione di un mercato per i capitali di rischio ed incentivi all’investimento nelle nuove tecnologie. Rispetto a questi temi, i governi si sono mossi timidamente.
  • Per la diffusione degli accessi, il governo Prodi ha varato una tariffa ridotta di nemmeno il 50% sugli scatti; per la liberalizzazione, ha costituito l’Autorità per le Telecomunicazioni, che non si è mossa in modo brillante nel settore delle reti; per gli investimenti, ha favorito la creazione del Nuovo Mercato alla borsa di Milano.
  • Ma molto di più sui tre temi suddetti ha fatto il mercato: per gli accessi, Tiscali, seguita da altri ISP (Internet Service Provider), ha escogitato la soluzione della "Free" Internet, che elimina l’abbonamento recuperando una parte dei costi dalla tariffa a tempo, riscossa da Telecom Italia.
  • L’investimento nelle nuove tecnologie si è scatenato con la corsa ai titoli del settore cosiddetto "Internet". L’annunciato scorporo di TIN da Telecom, invocato per esigenze di trasparenza nei confronti della concorrenza e del mercato, avverrà invece principalmente per ragioni finanziarie.
  • Potremmo rallegrarci del raggiungimento di questi obiettivi, se non fosse che le soluzioni del mercato non sono affatto ideali: nonostante la Free Internet abbia consentito il boom degli abbonamenti, uno schema tariffario a tempo disincentiva la qualità del servizio e scoraggia gli utenti dal trascorrere più tempo in rete.
  • Proviamo ad immaginare di entrare in un negozio dove ci invitano a sbrigarci mentre esaminiamo i prodotti, o di entrare in una libreria in cui ci sollecitano a far presto mentre sfogliamo dei libri. Quale commercio elettronico potrà svilupparsi in tali condizioni?
  • Le cosiddette aziende "Internet", su cui gli investitori si concentrano oggi, si contano sul palmo di una mano, anziché essere le molte decine che una politica di incentivazione avrebbe potuto far nascere in questi anni.
  • Ma soprattutto vanno segnalati gli interventi mancati o quelli addirittura controproducenti. Sul fronte degli accessi, in diversi paesi europei, tra cui ultimamente in Germania, sono state introdotte tariffe di accesso "flat". Il governo Blair si è segnalato recentemente per l’attivismo sul fronte Internet, in particolare con misure per la creazione di corsi di formazione universitaria via rete, mentre l’aggressiva Autorità per le Comunicazioni inglese (www.oftel.org.uk) ha introdotto misure per una drastica riduzione delle tariffe di accesso.
  • Sul fronte degli incentivi agli investimenti, il governo tedesco ha varato una misura per la detassazione dei capital gain.
  • Il governo italiano ha invece introdotto a dicembre una misura potenzialmente deleteria per le imprese tecnologiche: l’abolizione della detassazione delle stock option. Per le imprese tecnologiche il capitale umano costituisce una delle risorse più preziose: il personale qualificato oggi scarseggia e la formazione delle competenze necessarie richiede anni.
  • Spesso, poco dopo che una azienda ha completato il suo investimento nel formare una persona, questa viene attirata da altre aziende, proprio per il valore aggiunto ottenuto dalla formazione. Il meccanismo delle stock option è utilizzato in tutto il mondo per motivare le persone a restare più a lungo in azienda e beneficiare direttamente della crescita dell’azienda a cui contribuiscono.
  • Eliminare questo meccanismo mette le aziende tecnologice italiane in una pericolosa situazione di rischio rispetto a quelle di altri paesi. Oltre al flusso di personale attratto dalle imprese straniere, non si favorisce la concentrazione di competenze e l’accumulazione di know-how, chiave di ogni politica industriale avanzata.
  • Attendiamo a giorni il Piano Nazionale per la Società dell’Informazione, predisposto da palazzo Chigi, sperando che non nasca già vecchio, continuando a porre eccessiva attenzione a settori consolidati e maturi come quello televisivo o al falso problema dell’acquisto di PC, in un paese che ha saputo dotarsi spontaneamente di 25 milioni di telefoni cellulari.
  • Solo mettendo tutti gli italiani, tutte le aziende permanentemente in rete e erogando tutti i loro servizi via rete otterremo dei cospicui benefici. Il passaggio alla rete è l’obiettivo da perseguire e gli incentivi devono essere diretti a questo e non a obiettivi secondari. Occorre che il governo trovi lo slancio necessario per mobilitare su obiettivi concreti e misurabili non un singolo settore (es. i fornitori di PC, stimolandone la domanda), ma l’intero paese, dalle scuole alle imprese alla pubblica amministrazione.
  • Come sostiene John Chambers, presidente di Cisco, Internet è uno straordinario fattore equalizzante, che consente a chiunque (persona, azienda o paese) di partecipare attivamente allo sviluppo globale e di goderne i frutti. Ma per partecipare sono determinanti tre fattori: infrastruttura di rete, competenze e disponibilità del governo. I capitali si muoveranno rapidamente verso quelle aree dove tali condizioni saranno migliori.
  • L’Italia è dotata di considerevole capitale umano, che tuttavia deve essere orientato verso una preparazione meno astratta, aumentando le capacità progettuali e realizzative. Il modo migliore di farlo è quindi di incentivare progetti di servizi, applicazioni e contenuti per la rete, oltre a sviluppare forme efficaci di apprendimento, quali la stessa formazione via rete. IDC stima che il numero di posti di lavoro necessari in Italia nel solo settore reti entro il 2002 sia di oltre 150.000, di cui 56.000 resteranno scoperti per mancanza di personale qualificato.
  • Si tratta di una percentuale del 37% di posti mancanti, tra le più alte in Europa. Colmare queste lacune rappresenta un’occasione meritevole di uno sforzo straordinario.

Per orientare gli sforzi complessivi verso un obiettivo di partecipare attivamente alla rivoluzione di Internet, suggerisco quindi di introdurre alcuni parametri che segnalino il grado di raggiungimento dell’obiettivo. Come per i parametri di Maastricht, ci dovremmo impegnare a raggiungere questi parametri entro una data prefissata: il 2002.

Parametri Internet

  • Infrastruttura
    • 30% di tasso di riduzione annua delle tariffe trasmissione dati
  • capacità globale di tutte le reti nazionali
    • 30 Kbit/s banda Internet per abitante
  • banda di accesso garantita totale
    • 800 bit/s moltiplicata per il numero degli abitanti
  • accesso a Internet
    • 50% della popolazione
  • banda internazionale
    • 1/3 della banda nazionale complessiva
  • Servizi
    • 80% delle comunicazioni di aziende e PA via rete
    • 90% delle procedure tra cittadino e PA attivabili e documentate via Web
    • 5 milioni di accessi al mese al sito Web di ciascuna azienda o amministrazione per ogni 100 mila utenti
  • Contenuti
    • 200 milioni di pagine nel Web italiano
  • Formazione e occupazione
    • 100 nuove aziende Internet all’anno nel Nuovo Mercato
    • formazione di 20.000 nuovi specialisti di reti all’anno
    • almeno un’area tecnologica di rinomanza mondiale

Commento: soltanto il parametro sul numero di accessi ai siti Web: esso serve a misurare l’effettiva utilità ed utilizzo della rete da parte di imprese e PA, al di là dei semplici siti vetrina

È dimostrato che l’integrazione in rete di servizi produce aumenti di produttività 2-3 maggiori di quello della semplice introduzione di PC.

Obiettivi degli interventi. Per stimolare il raggiungimento di tali parametri, suggerisco di puntare su quattro tematiche concrete, che riassumo con gli slogan:

  • 1.Open Internet
  • 2.Open Content
  • 3.Open Software
  • 4.Open Investing
  • 5. Open Spaces
  • L’obiettivo Open Internet è mirato alla realizzazione di una infrastruttura di rete avanzata, scalabile e sicura a disposizione della vasta maggioranza dei cittadini, delle imprese e della Pubblica Amministrazione. Si tratta di una serie di interventi di natura normativa per consentire ampio spazio alla concorrenza tra gli operatori, politiche di apertura reciproca delle reti e una rapida discesa dei prezzi pilotata con il meccanismo del price cap. Inoltre occorrono interventi normativi nel settore radio, per eliminare vincoli sull’utilizzo di tecnologie quali lo spread-spectrum e per rendere disponibile spettri di frequenze per i futuri servizi di accesso wireless.
  • L’obiettivo Open Software è mirato alla creazione e diffusione di una cultura della realizzazione e condivisione di software e dei relativi sorgenti. La disponibilità dei sorgenti dei programmi è uno straordinario mezzo di apprendimento e consente uno sviluppo di software attraverso meccanismi di cooperazione. La partecipazione a più mani allo sviluppo di software consente il miglioramento ed il raffinamento delle soluzioni, collegato ad una significativa riduzione dei costi, sia per gli sviluppatori che per gli utilizzatori. Una proposta di iniziativa a favore del Open Software è stata elaborata dal prof. Angelo Raffaele Meo del Politecnico di Torino. In Francia una proposta legislativa prevede l’obbligo di preferenziare i prodotti Open Software nella PA.
  • L’obiettivo Open Content mira alla creazione di cospicui corpora di materiale di natura culturale e tecnica, particolarmente quelli legati alla lingua ed alla cultura italiana. Ad esempio corpora di materiale letterario (compresi dizionari ed enciclopedie), storico e artistico (compresi audio e video) fruibile liberamente in rete. Altrettanto vale per tutto il materiale legislativo, normativo di origine pubblica; di dati economico statistici; ecc. La produzione tecnico-scientifica è già orientata alla diffusione via Web. La PA deve avere l’obbligo di pubblicare su Web tutti i suoi atti ed il materiale prodotto (in particolare Cassazione e CNR).
  • L’obiettivo Open Investing mira ad agevolare gli investimenti nelle imprese innovative, con agevolazioni fiscali quali la riduzione delle imposte sui capital gain, la facilitazione alla partecipazione dei dipendenti alla crescita delle imprese attraverso le stock options.
  • L’obiettivo Open Spaces deve mirare a rendere rapida ed agevole la localizzazione di nuove aziende: riducendo i tempi delle approvazioni edilizie, individuando aree idonee alla creazione di Science Park. Si deve trattare di aree di buona qualità urbanistica, dotate di facili accessi e collegamenti e non di aree di tipo industriale in periferie degradate.

Per concludere, le rivolgo un invito a fare presto: nella New Economy vince il più veloce, non il più grosso, come in passato. Anche l’azienda leader di un mercato in due anni può venire superata da un nuovo entrante più rapido.

Per questo nella New Economy non si può attendere mesi o anni per una qualunque scelta o decisione che dipenda da governo o enti locali: il mercato nel frattempo avrà fatto le sue scelte (magari dirottando gli investimenti su Inghilterra o Singapore, i due paesi più dinamici in questo momento).

Anche la politica deve adeguarsi ai tempi e accelerare il passo.

  • Giuseppe Attardi Dipartimento di Informatica, Pisa
  • Associazione La Città Invisibile Associazione Network Pisa

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