• Fonti : critiche d' istituzione, critiche della ragion di Stato
      • [1] federalismo
        • Émile Chanoux , Bruno Salvadori
      • [2] consigli
      • [3] comunita'
      • [4] critiche speciali ai modelli centralizzati
  • Note
  • Archivio François Stévenin

    L' ethnie e' una scelta

    Una intervista a François Stévenin su Émile Chanoux e Bruno Salvadori

    [ Maggio 2011 ]

    François Stévenin

    • 1967 - 1983 Segretario del Syndacat Autonome Valdotain des Travailleurs
    • 1983 - 1998 Consigliere regionale
    • 1983 - 1998 Presidente del Consiglio Regionale
    [g.g.]

    Considero le memorie dei protagonisti fonte essenziale di ogni discorso storico-politico criticamente fondato : insomma, La ringrazio, e per nulla formalmente, della disponibilita' a questa intervista.

    • Desidero chiederLe un approfondimento preliminare
    • La ispirazione federalista generata dalle due matrici fondamentali Carlo Cattaneo ["Stati Uniti d' Italia", "Stati Uniti d' Europa"] ha avuto sviluppi incisivi nel contesto straordinario delle crisi che generarono e seguirono due guerre mondiali : penso a Einaudi, Salvemini, in riferimento alla prima; penso al gruppo di Ventotene e a Chanoux in riferimento alla seconda.
    • Le chiedo di sviluppare il tema di un drammatico nesso condizionale fra potere politico, stato centralizzato, nazionalismo, imperialismo, militarismo - e guerra.
    [François Stévenin]
    • Il federalismo precede, e di molto, Cattaneo. Tornerò sul punto, ma mi preme fin da ora precisare che non mi pare esista realmente un pensiero federalista italiano originale, non tanto per l'incapacità degli autori, spesso acutissimi pensatori, come Cattaneo stesso, quanto perché la Penisola poco si è prestata a simile riflessione.
    • Parcellizzata in Comuni, Signorie, Ducati e Marchesati, Repubbliche e potentati vari, sempre in lotta tra loro e sempre pronti a chiamare "lo straniero" in soccorso contro il vicino, ha sviluppato piuttosto una riflessione sull'essenza del potere, il cui esempio preclaro è ovviamente il Machiavelli, cui faranno seguito le straordinarie, ancorché a volte deprimenti, riflessioni della scuola paretiana e di Gaetano Mosca.
    • Detto diversamente, si direbbe che il federalismo, l'associazione di uguali, nonché la libertà come elemento fondatore e strutturante un sistema politico, non abbiano spazio, o ne abbiano assai poco, nella riflessione politica italiana.
    • Prova ne siano gli autori che Ella cita: Einaudi era un liberale che non sopportava (a livello teorico, sebbene Einuadi politico e presidente della Repubblica fu altro) l'ingerenza eccessiva dello Stato, ma questo non ne fa automaticamente un federalista.
    • Salvemini è bensì un socialista federalista, ma se oso dire, più socialista che federalista: la sua prima cura è l'arretratezza del Mezzogiorno e delle strutture politiche italiane.
    • Prova ne sia, ancora, la scarsa fortuna incontrata dai due nel primo dopoguerra. Scrissero, si batterono, anche bene, ma l'Italia ebbe il fascismo, non il federalismo.
    • Quanto al secondo dopoguerra, dove lei mette insieme Chanoux e Spinelli, temo di dover fare un distinguo.
    • Chanoux propone il federalismo a qualunque livello, quello "nazionale" per primo, e precisa che se Europa unita sarà, essa dovrà essere come "una Svizzera in grande", un'Europa dei popoli.
    • Quanto al gruppo di Ventotene, vedeva nell'Europa unita, "un solido stato internazionale", condizione a loro avviso necessaria per evitare che le passioni nazionali facessero il gioco delle forze socialmente reazionarie.
    • Uno strumento per altri fini, mi pare, e non un fine in sè. Non così distante, a ben vedere, dalla visione marxiana dell'identità nazionale come sovrastruttura.
    • Quanto poi a sapere se la nazione o lo Stato generino automaticamente imperialismo, predazione e quindi guerra, temo sarebbe difficile, e non solo per me, rispondere con certezza.
    • Si è messo per qualche tempo lo stato centralizzato non solo come condizione, ma come causa sufficiente per tendenze belliche. Bruno Salvatori ne era un convinto assertore.
    • Pure, gli Stati-Uniti d'America sono una federazione, sono anzi il primo Stato con una Costituzione federale, ma questo non li rende pacifisti o anche solo pacifici.
    • Se proprio dovessi azzardare una spiegazione, direi che il federalismo è un ottimo sistema, il solo che preservi la dignità umana, e, a termine, anche il più efficiente, in una logica interna.
    • Le relazioni internazionali, però, obbediscono a logiche di potenza che poco si curano delle strutture politiche interne dei partecipanti. Anzi, Tocqueville stesso già intuì che le democrazie sono nettamente più spietate durante gli eventi bellici.
    • Una federazione mondiale potrebbe forse ovviare al problema, ma non mi sembra qualcosa di prossimo venturo.
    • Torniamo però al federalismo in quanto tale. Come accennato, la prima vera e propria forma di Costituzione Federale, secondo un documento del Movimento Federalista Europeo è la Costituzione federale degli Stati Uniti.
    • Ma, si legge nello stesso documento che " fin dall'antichità sono noti i tentativi di unità tra Stati", anche se poi si aggiunge che i tentativi più significativi non hanno avuto per protagonisti gli Stati, ma le comunità umane.
    • La storia ci insegna che molti sono i modi di "stare insieme", il più diffuso consiste nel costringere qualcuno a subire scelte e decisioni prese da altri; da qui nascono i conflitti politici, economici con il tentativo di giustificare e legittimare questa logica facendo riferimento a ragioni religiose, razziali, nazionali affermando una superiorità di qualcuno su altri.
    • Per aggregare comunità, a prescindere dalla loro storia del passato, è necessario un patto, un foedus, tra chi decide liberamente di stare insieme.
    • Subito dopo la persona e la sua famiglia, c'è il villaggio, c'è il comune o una entità territoriale di questo tipo e poi la comunità più grande, vuoi la regione o cantone e poi lo Stato.
    • L'aggregazione presuppone una serie di caratteristiche : il territorio, la storia, la lingua, la cultura, l'identità etnica ecc.
    • La nascita degli Stati nazionali non è avvenuta per aggregazione spontanea di comunità così omogenee, ma è il frutto della spartizione o della conquista di territori a seguito di vicende belliche.
    • Lo Stato nazionale si basa su una forma di dominio che ha creato e crea minoranze, sovente le opprime sovente le nega, in nome di una presunta unità della nazione e nell'interesse dello Stato nazionale.
    • Il sogno di un autonomista , federalista è quello di raggiungere per la propria regione, comunità o cantone, la piena autonomia legislativa, politica ed economica, rivendicando tutte le competenze che è in grado di esercitare a quel livello.
    • Il che vuol dire che allo Stato o all'Europa dovrebbe restare la moneta, la difesa, determinati affari internazionali e altre competenze che potrebbero essere loro delegate.
    • Tutte le altre, vanno alla Regione,Comunità o cantone che dir si voglia.
    • Un importante punto di riferimento, senza voler scomodare Proudhon che comunque potrebbe essere d'attualità, stante l'attuale situazione economica finanziaria, fu Alexandre Marc con il federalismo globale. Marc, voleva applicare in tutti i campi i principi di autonomia, sussidiarietà cooperazione e partecipazione. Per lui la risposta federalista doveva essere globale, non più solo istituzionale, ma anche economica, sociale e dei valori.
    • L'attività di Alxandre Marc si incrociò con quella di Altiero Spinelli, suo coetaneo, grande europeista, autore del manifesto di Ventotene e leader indiscusso del Movimento Federalista Europeo.
    • Entrambi credevano nella necessità di creare una nuova società. Per Marc era fondamentale il federalismo globale, per Spinelli era prioritario puntare alla creazione di strutture federali per l'Europa come avvenne per gli Stati uniti d'America. Il diverso punto di partenza ebbe riflessi sui dibattiti europei e sui congressi federalisti.
    • Il Federalismo che mira ad aggregare tra loro gli Stati esistenti è in realtà un confederalismo.
    • Non possiamo poi dimenticare Denis de Rougemont e la sua sfida per l'Europa con la sua filosofia della "persona "e il progetto di Unione nella diversità e il rispetto per la diversità.
    • E infine Guy Héraud che proponeva il federalismo linguistico, una Europa delle lingue e delle culture, che in parte potrebbe identificarsi nell'Europa delle Regioni.
    • Ma, posso citare moltissimi altri filosofi o federalisti che hanno dato un contributo al pensiero e alla azione federalista, personaggi che meriterebbero maggior attenzione, dal filosofo Immanuel Kant a Sergio Trentin, da Simon Mossa ad Adriano Olivetti.
    • Il federalismo non è una ideologia o una soluzione economica e meno che meno un decentramento al quale si cambi nome.
    • Federalismo non è separatismo, non è "privilegi", federalismo è armonizzazione dei diritti dei popoli e delle comunità.
    • La solidarietà è un valore imprescindibile di questa dinamica e ne è il collante, parlare di federalismo vuol dire parlare di solidarietà.

    [g.g.]

    • Per la sua generazione, e per la sua formazione personale, cosa ha significato la figura e l' opera di Emile Chanoux ?
    [François Stévenin]
    • Emile Chanoux è stato per me e per la mia generazione un riferimento costante.
    • La più importante Piazza di Aosta, scuole, vie, piazze di una gran parte dei comuni della Valle d'Aosta portano il suo nome.
    • La sua tesi di laurea sui diritti internazionali delle minoranze etniche, conseguita a 21 anni, la Dichiarazione di Chivasso del 1943, i suoi scritti sul regionalismo, sul federalismo, i suoi progetti per l'organizzazione amministrativa del Pays d'Aoste, " Federalisme et Autonomie ", pubblicato postumo nel 1944 dopo la sua morte, sono testi fondamentali per un qualsiasi autonomista e federalista.
    • Chanoux sognava una comunità valdostana, autonoma, libera di esprimersi nella propria lingua, di vivere e lavorare in armonia con gli altri nell'ambito di un' Europa federalista.
    • Per Emile Chanoux, per il sottoscritto e per la grande maggioranza degli autonomisti e federalisti valdostani, la Svizzera (pur essendo una Confederazione ) rappresenta, tra i cosidetti federalismi classici ( Stati Uniti, Canada, Germania, Australia ecc.ecc.) il modello che si avvicina maggiormente ai nostri progetti politici, anche perché il modello svizzero è il più rappresentativo di una soluzione per i popoli delle Alpi.
    • Se compariamo i poteri e le libertà di cui ogni cantone svizzero dispone, a quelli concessi a noi con lo Statuto Speciale, ci rendiamo conto che la nostra è una povera autonomia. "oggi la Svizzera è in piccolo, quello che l'Europa dovrebbe essere in grande dopo la guerra."
    • Ribadisco questa citazione di E. Chanoux. D'altra parte anche Carlo Cattaneo è alla Svizzera che faceva riferimento con il suo pensiero federalista.
    • Malgrado ciò siamo sono coscienti del fatto che neppure la Svizzera sia un modello perfetto. La finanza internazionale, le banche e i trust " docent ".
    • Chanoux scrisse anche L'Esprit de Victoire, un testo che gli alienò le simpatie di molti immigrati e degli ex fascisti.

    [g.g.]

    • Dopo lustri di obiettiva emarginazione da parte dei partiti politici nazionali, negli anni '70 torna alla ribalta la ispirazione di un potere prossimo e di una rappresentazione politica prossima alle persone, e agganciati alle loro essenziali comunita'.
    • E veniamo al punto : ovvero all' orizzonte [anche qui : nazionale ed europeo] delle iniziative di Bruno Salvadori, come testimoniato in modo esemplare dal suo sforzo di coordinare i movimenti autonomisti locali e continentali, e quelli italiano italiani particolarmente nella occasione delle prime elezioni del Parlamento Europeo del 1979, "anno chiave", come correttamente lei sottolinea
    • Le chiedo di approfondire quel passaggio
    [François Stévenin]
    • Nel 1979 in occasione delle prime elezioni europee, il governo Andreotti, ovvero il Parlamento italiano scelse di suddividere l'Italia in 5 maxi circoscrizioni, scelta fatta nell'interesse dei grandi partiti stato-nazionali.
    • La Valle d'Aosta si ritrovò nella circoscrizione nord ovest con la Lombardia, il Piemonte e la Liguria. I vari emendamenti presentati in Parlamento per assegnare almeno un rappresentante al parlamento europeo per ogni regione, furono respinti.
    • Già all'inizio degli anni 70 a Milano, si erano riuniti autonomisti e federalisti e sin da allora si discuteva di legge elettorale per le future elezioni, di circoscrizioni, e di assicurare una rappresentanza delle minoranze nel Parlamento europeo.
    • Fu l'occasione di aggregare i federalisti, gli autonomisti e i regionalisti e di rafforzare i contatti.
    • Il convegno di Domodossola del mese di febbraio 1979, e il Congresso dell'Union Valdôtaine del mese di marzo successivo, furono fondamentali per decidere e definire a Verona, nel mese di aprile la presentazione di una lista comune nelle 5 circoscrizioni con il simbolo dell'Union Valdôtaine, ( l'U.V. essendo presente nel Parlamento italiano non c'era la necessità di raccogliere le firme ).
    • Vennero scelti i candidati con Bruno Salvadori capolista e definito il programma elettorale. Purtroppo non aderirono alla lista la S.V.P. ( Sud Tyrol Volspartei ) e il Partito Sardo dAzione, mentre fu scelto di escludere la lista del Melone di Trieste per divergenze con il movimento Friuli e il movimento Sloveno.
    • Per alcune migliaia di voti, la lista non ottenne il seggio al Parlamento Europeo. Con quelle elezioni furono create le premesse per la costituzione di un movimento federalista e autonomista in Italia e in Europa.
    • Sfortunatamente, Bruno Salvatori muore in un incidente stradale nel 1980 e il progetto rimane lettera morta.

    [g.g.]

    • In quali circostanze ha conosciuto Bruno Salvadori ?
    • Ci puo' delineare alcuni passaggi salienti dei suoi rapporti con Bruno Salvadori ?
    • Per la sua generazione, e per la sua formazione personale, cosa ha significato la figura e l' opera di Bruno Salvadori ?
    [François Stévenin]
    • A Bruno Salvadori devo moltissimo.
    • Per una situazione fortuita, nel 1966 fui chiamato a sostituirlo al S.A.V.T ( Syndicact Autonome des Travailleurs Valdotains ) in un momento di grande difficoltà politica e sociale.
    • Mi fu di grande aiuto nell'intraprendere questa missione.
    • Non solo ma grazie a lui e con lui iniziai la mia carriera politica nel movimento dell'Union Valdôtaine. Insieme abbiamo percorso i comuni della Valle d'Aosta per rilanciare la Jeunesse Valdôtaine.
    • Negli incontri con i giovani si discuteva della storia, della lingua e della cultura della Valle d'Aosta, ma anche di autonomia, di regionalismo, di federalismo e comunque sempre del pensiero di Emile Chanoux , nostro riferimento costante, eroe della resistenza , trucidato dai fascisti nel 1944. In questi incontri dibattiti si affrontavano anche altre problematiche, dalle alleanze politiche ai temi economici : l'industrializzazione, l'artigianato il turismo, trasporti ecc.
    • In tali contesti Salvadori manifestò l'idea di creare una finanziaria e una banca regionale, rilanciò la lotta per la riappropriazione delle acque da parte dei valdostani e di conseguenza la produzione e la distribuzione dell' energia elettrica e infine sottolineò la necessità di sviluppare le vie di comunicazione con il Vallese e la Savoia.
    • Era un uragano di idee, nella sua poliedricità era in grado di dibattere e affrontare ogni genere di tematica, ne sono una testimonianza i suoi scritti e le sue proposte, tra le altre la necessità di creare una Università in Valle.
    • Per me, che fui legato a lui da stima e amicizia, fu una vera scuola di formazione, accanto ai pensieri alle idee dei personaggi politici dell'epoca quali Severino Caveri, Corrado Gex, Mario Andrione, Albert Vuillermoz ecc.
    • Bruno Salvadori, non era un ideologo, e come per tutti noi, i suo riferimento in Valle fu Chanoux, ma frequentando il Collège d'Etudes Fédéralistes ebbe modo, come molti di noi giovani valdostani, di conoscere Alexandre Marc, Guy Héraud e di apprezzare il pensiero di Denis de Rougemont e di tanti altri federalisti europei.
    • Bruno fu un uomo di carattere forte; inevitabilmente fu dagli uni molto apprezzato, ma anche da altri criticato.
    • Lui, non valdostano rimproverava talvolta gli autoctoni di non avere la volontà o la capacità di far valere l'identità e la storia del popolo valdostano, portatore tra l'altro di valori culturali universali di cui molti non si rendevano neanche conto, ad esempio: la tradizione delle consorterie, delle latterie ternarie, delle "corvées," della transumanza e della cooperazione in genere ecc.
    • Gli si rimproverava di essere ambizioso e forse anche per questo o per gelosia, non si è voluto valorizzare appieno un personaggio che avrebbe meritato più attenzione e che sicuramente è stato apprezzato di più fuori dalla Valle d'Aosta.
    • Gli è stata dedicata una Piazza ad Aosta, si ipotizza di dare il suo nome alla biblioteca regionale, ma in verità è stato più ricordato dalla Lega Nord e da vari movimenti minoritari che dalla Valle d'Aosta.

    [g.g.]

    • Cito un passaggio del suo fondamentale testo su Salvadori : "[] Fu proprio questa particolare esperienza a far maturare in Bruno Salvadori il bisogno di leggere le problematiche delle minoranze etniche e linguistiche con un' ottica nuova che mirava a considerarle come risultante di un processo di oppressione politica, sfruttamento economico, negazione culturale (sostanzialmente le denunce contenute nella Dichiarazione di Chivasso) ; cio' imponeva di non definirle piu' *minoranze*, ma *Nazioni senza Stato* o- meglio ancora - popoli, piccoli popoli" []"
    • Vuole sviluppare ?
    [François Stévenin]
    • Bruno amava confrontarsi con le varie realtà italiane e dell'Europa e da questi confronti emergeva il dato che nei territori delle così dette minoranze etniche, o comunità nazionali, o nazioni senza stato, chi deteneva il potere politico ed economico non erano mai i rappresentanti di quei popoli o di quelle comunità, ma erano nella maggior parte dei casi, o il potere centrale, o "colonizzatori " venuti o inviati sovente per snaturare la realtà o per depredare le risorse di quelle minoranze o di quei popoli che non erano pertanto più padroni del loro destino.
    • Questo avvenne in Sardegna come in Valle d'Aosta, in Catalogna come in Alto Adige, in Savoia come in Alsazia ecc.
    • In Europa sono circa 40 milioni i cittadini di comunità o nazioni senza stato.
    • In una Europa dei popoli potrebbero trovare una collocazione più idonea.
    • In una Europa delle Regioni forse avrebbero qualche possibilità in più di fare sentire la propria voce.
    • Nell' attuale Europa degli Stati, rischiano di sparire o di perdere la loro identità.

    [g.g.]

    • Le chiedo infine un commento a questo filo conduttore semplicemente cruciale, sia teoricamente che politicamente, di Salvadori "Essere valdostani non e' una questione di razza" "L' ethnie e' una scelta".
    [François Stévenin]
    • Bruno Salvadori non era figlio di genitori valdostani.
    • Il suo amore profondo per la Valle d'Aosta per la storia, per la sua cultura, per la lingua francese, per le tradizioni, per l'ambiente, lo portarono a sceglierla come patria.
    • Nel territorio dove si è accolti, dove si vive e si lavora, è normale integrarsi, condividere i valori : sentirsi valdostano vuol dire condividere le ragioni che hanno dato origine allo Statuto Speciale della Valle d'Aosta e pertanto, al progetto autonomista e federalista.
    • Di lì la sua affermazione che "essere valdostani non è una questione di razza".

    [redazionale]

    • François Stévenin ci suggerisce in questa intervista anzi tutto un suggestivo orizzonte del pensiero federalista : contributo ben prezioso, in questo servizio web sostanzialmente circoscritto alle elaborazioni italiane, e a partire dal Risorgimento.
    • E sempre a favore del lettore, con la finezza del protagonista, non solo restituisce limpidissime sintesi del tema, ma tratteggia anche singolarissimi filoni e profili di un pensiero tale che alcuni studiosi hanno ritenuto di parlare di " federalismi " (mi permetto di accennare tra parentesi come tipicamente i pionieri del federalismo furono pure, in grado diverso, eretici rispetto alla matrice stessa - cristiana, liberale, marxista, socialista... - della loro formazione originaria).

    Quindi, come in testa all' intervista per la disponibilita', qui ancora in chiusa: grazie a François Stévenin.

    Fonti, riferimenti

    Émile Chanoux
    Federalismo e autonomie

    François Stévenin, 1966
    Bruno Salvadori, 1966

    ragion di Stato
    Archivio_Stévenin
    public.it
    Salvadori