• Fonti : critiche d' istituzione, critiche della ragion di Stato
      • [1] federalismo
        • Gianfranco Miglio
      • [2] consigli
      • [3] comunita'
      • [4] critiche speciali ai modelli centralizzati
  • Note
  • Archivio François Stévenin

    • 1967 - 1983 Segretario del Syndacat Autonome Valdotain des Travailleurs
    • 1983 - 1998 Consigliere regionale Valle d' Aosta, Vâl d'Aoûta, Vallée d'Aoste
    • 1983 - 1998 Presidente del Consiglio Regionale Valle d' Aosta, Vâl d'Aoûta, Vallée d'Aoste
    • Nella pagina Indice dell' Archivio Stévenin e' annotata la giovanile intima collaborazione dell' Autore con Bruno Salvadori , tragicamente scomparso a 38 anni , mentore originario di Umberto Bossi.
    • Il suo contributo riportato in questa pagina e' dedicato [ con riflessione ma pure testimonianza di prima mano ] a Gianfranco Miglio , figura centrale del federalismo italiano del secondo dopoguerra : per approfondimento teorico , per magistero culturale , per incidenza politica in un rapporto irto e complesso con Lega Nord - Lega Padana.

    Ringrazio Stévenin per gli editi qui distribuiti e per gli originali prodotti per questo archivio [gg]

    Riflessioni e memorie

    { Miglio , Stévenin , Barbera - 1997 ]

    RIFLESSIONI E MEMORIE SU GIANFRANCO MIGLIO

    François Stévenin [27 Febbraio 2013 ]

    • I ricordi di Gianfranco Miglio tracciati tempo addietro dal "Secolo d'Italia" e dalla "Padania", suonano stonati.
    • All'interno della Lega, Miglio fu l'unico personaggio che poteva vantare una lunga e coerente "militanza federalista" e dall'alto delle sue grandi qualità professionali ed intellettuali, fu colui che rese credibile un progetto federalista del quale la Lega parlava, senza averne, in realtà, consapevolezza.
    • Ciò che Bossi sapeva del Federalismo lo aveva imparato dal valdostano Bruno Salvadori, che morì a soli 38 anni in un incidente stradale; ciò che Bossi sapeva della politica di contestazione dello Stato lo aveva imparato da proto-leghisti come il veneto Rocchetta e il piemontese Gremmo …
    • ... Abile tessitore della sua leadership, Bossi si liberò di tutti e la sua vittima più illustre fu, appunto, Miglio.
    • Sono stato un buon amico del Professor Miglio; e anche se non avevamo approfondito alcuni temi, tra i quali la sussidiarietà e la solidarietà, sono stato molto felice di aver potuto confrontarmi con lui in più occasioni.
    • Ero a casa sua quando Maroni, che peraltro il prof. stimava, gli annunciò che l'ostracismo di Forza Italia e di A.N. non aveva reso possibile la sua nomina a Ministro, ma che poi, dietro le quinte, sarebbe stato comunque lui a determinare la politica della riforma.
    • L'amarezza di Miglio fu grande anche perché non era politicamente sprovveduto e aveva amici personali, suoi ex allievi della Cattolica, sia in Forza Italia( Urbani ) che in A.N. ( Fisichella ), i quali gli avevano appena confidato che sul suo nome non c'erano problemi; con loro il Professore aveva materialmente predisposto il programma del 1° Governo Berlusconi per le riforme istituzionali.
    • Successe invece che all'on. Speroni, il cui curriculum era distante anni luce da quello di Miglio, fu negata la Presidenza del Senato e Bossi pensò bene di gratificarlo con il Ministero delle riforme istituzionali.
    • Ciò che lo ferì e lo fece andare su tutte le furie fu la menzogna, ovvero il tentativo di scaricare sulle altre forze politiche della maggioranza, la scelta di Bossi.
    • "Mi avessero detto che non sapevano come risolvere il problema Speroni, avrei capito e accettato, ma che alla mia veneranda età mi si venga a raccontare balle, questo è inaccettabile ".
    • Era anche presente la Signora Miriam, che condivise il pensiero del professore anzi, sia in quella occasione che in altre, mi parve che fosse molto influente su alcune scelte del senatore.
    • E fu la rottura definitiva con Bossi e con la Lega !
    • Perché poté consumarsi un fatto di questo genere ?
    • In politica queste cose succedono spesso, ma rispetto al caso Miglio l'importante è capire le ragioni.
    • L'idea di suddividere l'Italia in tre macroregioni era stata lanciata da Miglio stesso: era più che altro una provocazione solo apparentemente rivoluzionaria; da tempo in Italia si discuteva di macroregioni; lo fece la Fondazione Agnelli ed è bene ricordare che tutti i governi approvando la legge elettorale per le elezioni europee, avevamo suddiviso l'Italia in 4 maxi circoscrizioni più una quinta circoscrizione con la Sardegna e la Sicilia.
    • Nel progetto Miglio, tuttavia, sussistevano elementi imprescindibili per attuare quella che poteva essere considerata la trasformazione dello Stato in senso federalista: tra questi il rispetto delle autonomie speciali.
    • Quando il Ministro Speroni presentò il suo progetto di riforma federalista, fu così chiaro che si parlava di tutt'altro che di Federalismo e… gli stessi leghisti dovettero abbandonarlo.
    • Dicevo prima della mia amicizia con Miglio: nel mio ruolo di Presidente del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta lo invitai più volte in Valle d'Aosta e per presentare i suoi libri e per partecipare a convegni e a dibattiti, tra i quali " Federalismo e secessione " con l'on. Barbera.
    • Lo accompagnai anche ad alcuni convegni ed in uno di questi, a Milano, mi presentò l'on. Fini.
    • Espressi al Professore le mie perplessità sul fatto che fosse possibile aspettarsi da Fini e da AN un cambio di rotta da quel centralismo che aveva radici nel fascismo.
    • Miglio mi rispose che bisognava seminare e aver pazienza e che il fallimento delle diverse ideologie avrebbe determinato, con i tempi che la storia talora accelera, a capire ciò che in quel momento non capivano.
    • A distanza di anni, di tanto in tanto la lega e la destra celebrano il Prof. Miglio : io che partecipai ai suoi funerali ricordo soprattutto gli assenti….Dirigenti della Lega e personaggi della destra che oggi lo ricordano, non trovarono il tempo per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, probabilmente sapevano di non essere ben accetti.
    • Il merito della Lega è che di federalismo se n'è parlato molto : l'unico risultato ottenuto è stata la legge sul federalismo fiscale, la cui attuazione è tutta da scrivere.
    • Pur essendo un fatto nuovo e innovativo del sistema politico italiano, lo snodo centrale avrebbe dovuto essere la realizzazione del federalismo istituzionale, senza il quale il federalismo fiscale sarà svuotato e rappresenterà solo un forma di decentramento e di regionalismo.
    • Tutto ciò Miglio lo sapeva benissimo e se era così attento a difendere i diritti delle Autonomie Speciali era perché in modo particolare il Sud Tirolo e la Valle d'Aosta rappresentano un piccolo esempio concreto di "federalismo" nato da rivendicazioni politiche istituzionali.
    • Purtroppo la crisi economica e politica da un lato, gli scandali dall'altro allontanano le prospettive di riforma federalista dello Stato italiano e pongono non pochi interrogativi sul futuro dell'Europa.
    • Nell'ultima campagna elettorale l'unica forza politica che ha parlato di federalismo è stata la Lega; purtroppo anche la Lega ha perso di credibilità a causa degli scandali e il suo progetto di macro-regione del nord, ancorché fumoso e indefinito, lascia molte, molte perplessità.
    • Si è probabilmente perso il momento favorevole e temo che ci si avvii verso un buio neo centralismo.
    • Benchè il pensiero federalista resti valido, mi piace pensare che oggi a difenderlo davvero siano soltanto coloro che quotidianamente lo coltivano: le autonomie speciali, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige in particolare, che devono difendersi dalle ingerenze centraliste e dalla delegittimazione creata anche dalla confusione della Lega.
    • Queste cose Miglio le aveva previste con lungimiranza.

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