• Fonti : critiche d' istituzione, critiche della ragion di Stato
      • [1] federalismo
        • Norberto Bobbio
      • [2] consigli
      • [3] comunita'
      • [4] critiche speciali ai modelli centralizzati
  • Note
  • Resettare la politica, quando perde la ragione

    Il recupero di Cattaneo da parte di Bobbio : conversazioni con Antonio Anselmo Martino

    Antonio Anselmo Martino
    Norberto Bobbio
    [g.g.]

    Considero le memorie dei protagonisti fonte essenziale di ogni discorso storico-politico criticamente fondato : insomma, ti ringrazio subito, e per nulla formalmente, della disponibilita' a questa intervista su Norberto Bobbio col quale hai collaborato, e che in una nostra vecchia corrispondenza hai definito tuo "maestro".

    • Quando Bobbio si sposo' , al suo professore che gli domandava cosa desiderasse in dono, Bobbio chiese la prima e mitica edizione [Bertani, in sette volumi] delle "Opere edite e inedite" di Cattaneo.
    • E il 15 Luglio 1945 Chiantore di Torino diede alle stampe un volume di scritti di Cattaneo selezionati da Bobbio che antepose una lunga e impegnativa introduzione intarsiata da un esemplare compendio di citazioni del "gran lombardo", estratte in buona parte proprio da quella edizione.
    • 15 Luglio 1945, ripeto : proprio quando "… le grandi crisi aprono inaspettati spiragli sulla storia degli uomini e delle idee …" e nel Comitato di Liberazione Nazionale si articolano le vecchie opposizioni liberali, germinano le "idee ricostruttive per una Democrazia Cristiana", fuoriescono da esilio e galera e clandestinita' i militantiti comunisti socialisti azionisti … Norberto Bobbio pone al centro il problema cruciale della "forma della Stato" ben oltre la dibattuta dicotomia Monarchia/Repubblica.
    • E recupera anzitutto dal filo rosso risorgimentale non le visioni di Cavour, Garibaldi, Mazzini, non la Destra Storica e la Sinistra Storica : recupera Carlo Cattaneo !
    • A mio avviso solo Gaetano Salvemini [che nel 1944 rientra in campo curando le edizione degli scritti politici di Carlo Rosselli e che vent' anni prima alle soglie dell' esilio aveva curato l' altra grande "introduzione a Cattaneo"] era stato cosi' previdente … e, per tornare al Nostro, l' esordio pubblico di Bobbio dimostro' bussola critica e larghezza di visione semplicemente stra-ordinarie.
    • "La forma dello Stato" … ti chiedo di commentare e sviluppare.
    [A.A. Martino]
    • Il suo maestro è stato Gioeli Solari, col quale mantenne un rapporto duraturo anche attraverso un carteggio che poi fu pubblicato. Lo stesso maestro ebbero Passarin d'Entreves , Renato Treves e Luigi Firpo.
    • La "forma dello Stato" attraversa tutta l'opera di Bobbio in diversi momenti e con diverse forme di approccio.
    • Adoperava spesso l'idea dei contrari per suggerire insegnamenti
      • pubblico- privato;
      • Stato - società,
      • destra - sinistra,
    • Ma per le "forme dello stato" preferisce l'enumerazione di proprietà.
    • Bobbio è stato tra i primi in chiarire l'uso descrittivo e prescrittivo che si adopera dei termini politici e in questo punto sapeva cruciale l'animo della definizione.
    • In un testo a uso scolastico, "Le idee cardini della costituzione italiana" egli si sofferma su due fondamentali che sono il liberalismo e la democrazia.
    • Lui sa che il liberalismo nasce "dalla crisi autoritaria e gerarchica della società propria del pensiero medievale".
    • Il liberalismo privilegia la liberta'. Dal punto di vista religioso l'individualismo obbliga la tolleranza e impone un arbitro alle dispute della concorrenza, sia stabilendo leggi, sia amministrando giustizia. E' uno Stato con limiti all' autorità posti dalle stesse leggi.
    • Non è stato un caso che scrivesse, "non possiamo non dirci liberali" trasformando la frase di Croce.
    • Diceva sempre non si può essere socialisti senza essere prima liberali.
    • La democrazia preferisce il valore uguaglianza e Bobbio sa che privilegiare un valore vuol dire tenere più bassi gli altri, quindi l'idea è di far convivere la maggiore liberta possibile con la maggiore uguaglianza, e così con gli altri valori che egli intende sostenere.
    • La democrazia può definirsi per sommatoria di proprietà come l'eleggibilità delle cariche, le votazioni in periodi previsti, le uguali opportunità, il principio di maggioranza e la sovranità popolare.
    • La metamorfosi della forma di Stato è, secondo Bobbio, rappresentabile nel passaggio dallo "Stato sovrano" allo "Stato arbitro" : "Ma una volta concepita la democrazia come regolatrice di una società conflittuale, fra l'altro di conflitti che nascono nella società, al di fuori della sfera politica, il potere di governo in uno Stato democratico appare sempre più come un mediatore, un arbitro, un moderatore, piuttosto che il sovrano (sovrano vuol dire superiore) delle teorie tradizionali" .
    • Il Nostro percepisce i pericoli, soprattutto della corruzione "nel mercato politico democratico il potere si conquista coi voti … Il potere costa ma rende". [La teoria delle forme di governo nella storia del pensiero politico, Giappichelli]
    • Il pensiero di Carlo Cattaneo è sempre presente in Bobbio, anche come approccio a stati più piccoli che alienano una parte della sovranità per confluire in un altro più grande e più potente.

    [g.g.]

    • Andiamo piu' sul personale … ti chiedo una "testimonianza", anzi tre.
      • In quali circostanze ti sei "incrociato" con Bobbio ?
      • Come si e' sviluppato il vostro rapporto ?
      • Quali ricordi possono aiutare il lettore a illuminare il suo magistero ?
    [A.A. Martino]
    • Incominciamo dalla prima: ero professore di filosofia del diritto all'Università di Buenos Aires quando vinsi una borsa di studio per lavorare un anno accademico in Italia (1972/73).
    • Erano anni di pensiero analitico e un amico (e maestro) che poi fu Presidente della Suprema Corte Argentina, Genaro Carrio aveva conosciuto Bobbio in un seminario a Bellaggio, con Hart.
    • Scrisse una lettera al Nostro presentandomi e quell'anno lo trascorsi a Torino ascoltando tutte le lezioni di Bobbio che passava dalla facoltà di Giurisprudenza a quella di Scienze Politiche.
    • Generoso, com'era, mi lascio la sua stanza di in Giurisprudenza e si trasferì a quella di Scienze politiche. Lo sostituiva Uberto Scarpelli, del quale avevo letto i suoi lavori sulle definizioni per la mia tesi dottorale a Buenos Aires, quindi alle volte era un rapporto a tre. Ma Scarpelli abitava a Milano.
    • I momenti migliori erano quando accompagnavo Bobbio a casa sua in Via Sacchi 66 dopo la lezione; sotto le volte torinesi che ci mettevano al riparo di pioggia o neve e commentavamo la lezione appena tenuta.
    • Era un maestro severo che non accettava il mio italiano imperfetto, quindi era solito stroncarmi in una frase dove io credevo di dire il più profondo del pensiero con un "l'accusativo non tiene" o "stai attento alle doppie".
    • Bobbio ci teneva a fare del nostro rapporto un rapporto tra uguali, quando uguali non eravamo, quindi non lesinava bacchettarmi quando lo riteneva opportuno. Come con tutti, era molto franco e chiaro ma appassionato quando difendeva un'idea.
    • Mi aiutò molto a far pubblicare da Giappichelli il mio primo volume in italiano nel 1975, con un prologo di Scarpelli perché era sulle definizioni legislative. Nel mentre ero tornato in Argentina e ci scrivevamo spesso e qualche volta ci siamo scambiati dei nastri con delle registrazioni a voce.
    • Nel 1976 dovetti abbandonare l'Argentina, prima che il golpe militare chiudesse ogni forma di uscita. Tornai a Torino alle sue lezioni pero dovevo sopravvivere e Lui mi trovava degli inviti in ogni luogo di Europa.
    • Quando mi presentai ad un incarico a Pisa, lui fu molto pessimista (era nel suo carattere) ma mi dissero che scrisse molto bene di me al Consiglio di Facoltà..
    • Sempre leggevo i suoi scritti e più volte m'invito a passare insieme le vacanze a Cervinia (Breuil), dove possedeva una casa di montagna. Si lavorava, si pranzava insieme e poi facevamo lunghe passeggiate in montagna guidati dalla moglie, Valeria, grande camminatrice di alta quota. Frequentemente le facevo avere le bozze dei miei lavori che tornavano con correzioni di ogni sorta, da una data sbagliata ad una frase completa cancellata.
    • Un ricordo di quelle passeggiate dalla Facoltà a casa sua può essere esempio del suo magistero. Nel 76 si stava parlando di "Quale socialismo" ?
    • E le discussioni sulla stampa, quando mi disse "guarda che la democrazia è più rivoluzionaria del socialismo, perché con questo più o meno sappiamo dove vogliamo andare, con quella no, ed il principio di maggioranza ci farà ingoiare certi rospi oggi inconcepibili".
    • Aggiunse, "quando il potere arrivi ai giovani e noi saremo vecchi, molte volte non capiremo nemmeno le direzioni che prenderà la politica"

    [g.g.]

    • Quale e' stato il rapporto di Bobbio con la "politica" militante e con il cosi' detto "mondo politico" , sino alla sua nomina a Senatore a vita ?
    [A.A. Martino]
    • E' saputa la polemica di Bobbio sulla condizione di intellettuale non organico avuta con gli intellettuali più importanti dell'epoca dal marzo del 1951 all'agosto del 1955 : Ranuccio Bianchi Bandinelli, Galvano della Volpe, naturalmente Togliatti, ma anche Caiani, Noventa, Fortini che culmina con la pubblicazione del volume "Politica e Cultura" nel 1955.
    • Bobbio sosteneva che l'intellettuale non deve essere organico ad un partito o ad una ideologia e nella prefazione scriveva "Se tutto il mondo fosse diviso, esattamente, in rossi e neri, mettendomi dalla parte dei neri sarei nemico dei rossi, mettendomi dalla parte dei rossi sarei nemico dei neri. Non potrei stare in alcun modo al di fuori degli uni e degli altri, perché - questa è l'ipotesi - essi occupano tutto il territorio. E, quando quell'ipotesi si avvera, il mestiere dell'intellettuale, che rifugge o dovrebbe rifuggire dalle alternative troppo nette, diventa difficile".
    • Mai cedette in questa idea anche se fece parte del partito d'Azione prima e del partito socialista dopo.
    • Ero per caso a casa sua quando lo chiamo De Martino, allora Segretario generale del partito socialista per offrirli un seggio in Piemonte dove sicuramente avrebbe vinto. Egli si mantenne fermo nell'idea che non era adatto ad una vita di partito ma piuttosto a proporre dubbi ed incertezze.
    • E cosi fece nella riunione annuale del partito che si preparava alla svolta craxiana dipingendo di tinte fosche un partito socialista più interessato al potere che all'ottenimento di quelle condizioni di miglior vita per la quale aveva lottato tanti anni.
    • Era già in voga l'idea dell'onda lunga e lui mi commentava "nell'onda lunga viene di tutto, soprattutto sporcizia"
    • Era un intellettuale scomodo. Ci fu un momento nel quale il suo nome era indicato per il Quirinale. Non ne voleva sapere. Studioso della politica sapeva che alla prima difficoltà lo avrebbero lasciato solo.
    • Accettò la nomina a Senatore vitalizio e s'iscrisse regolarmente prima al partito socialista e poi a quelli della sinistra che subentrarono dopo tangentopoli, pero è stato sempre uno spirito libero e indipendente capace di prendere una decisione in solitudine e d'accordo alle sue convinzioni.

    [g.g.]

    • Torniamo a questioni generali.
    • "Avremo pace vera , quando avremo li Stati Uniti d' Europa".
    • Questa proposizione chiude a pagina 306 la edizione luganese di "Dell' insurrezione di Milano del 1848 e della successiva guerra - memorie" di Cattaneo.
    • E' una frase da brividi : pensiamo a due guerre mondiali nel "secolo breve" … pensiamo al conflitto slavo recente - e pensiamo pure, senza volgere indietro lo sguardo, alla crisi "economica" [ma pure delle !istituzioni! europee - e non solo quelle finanziarie] dell' oggi …
    [A.A. Martino]
    • Bobbio credeva che la pace era raggiungibile - come Kant - in uno stato di diritto e che le istituzioni sovranazionali aiutassero a questo. I diritti umani, la presenza di uno stato di diritto erano per Lui le condizioni per la democrazia e questa la condizione per la pace.
    • C'è un volume "Il problema della guerra e le vie della pace" dove traccia chiaramente il suo pensiero esamina come si ponga il dilemma tra pace e guerra nella società attuale, che ha a disposizione i mezzi della propria autodistruzione, e discute le possibilità del pacifismo e dell'azione non violenta per giungere a proporre un più realistico "pacifismo istituzionale" che demandi a superiori organismi di controllo la soluzione pacifica dei conflitti quanto meno la limitazione o la regolazione della violenza.
    • Va detta una cosa curiosa: Bobbio mi disse di non avere mai scritto un libro. I suoi libri erano l'accumulo di articoli o saggi su di uno stesso argomento. "Il libro non è per me. Mi trovo a mio agio in non più di sessanta pagine" La frase è della fine degli anni 80, non so se poi scrisse dei libri. E anche la ragione per la quale di saggi o articoli ne scrisse circa due mila.
    • Carlo Violi, si prese la cura di riportare tutti gli scritti di Bobbio dal 1934 al 1993 (Laterza, Roma, 1995). Molte delle sue opere furono tradotte - soprattutto in spagnolo- pero poco in inglese.
    • Forse è questa la ragione per la quale non è conosciuto in forma vasta, come meritano le sue opere. Peccato perché contengono ragionamenti e consigli che servirebbero ancor oggi ad un governante. Il suo pensiero non era solo teorico, aveva importanti dati dalla storia e dalla società .
    • "Stati uniti d'Italia - Scritti sul federalismo democratico" di Carlo Cattaneo e Norberto Bobbio (pref. di Nadia Urbinati, Donzelli): le idee sul federalismo democratico e riformatore di uno dei padri del nostro Risorgimento, riprese e commentate da Norberto Bobbio all'indomani della Resistenza.
    • In verità la pubblicazione del 45 aveva una introduzione del Nostro che era un vero e proprio volume. Cattaneo credeva che uno stato unitario portasse all'autoritarismo e Bobbio, quando la Corte di Giustizia dell'Europa comincia a premere sul diritto italiano per fare attuare le direttive, mi diceva "allargandoci diventeremo più democratici.
    • Non è un caso l'attaccamento di Bobbio a Cattaneo, vedeva nella concrezione di un federalismo autentico le condizioni di sviluppo di tutto il paese.
    • Di Cattaneo è il federalismo risorgimentale, mentre quello di Bobbio è un federalismo della seconda parte del secolo scorso, come soluzione al tema della pace, come crescita più armoniosa, come soluzione dei problemi il più vicino al posto dove si generavano, ma con un'enorme risorsa generalizzata.
    • Bobbio, è un federalista convinto (seppur più sul piano culturale che su quello politico), ed il federalismo fa parte integrante del programma del Partito d'Azione.
    • Bobbio conosceva le debolezze umane e sapeva la voglia del potere è inesauribile, perciò si serviva della frase di Cattaneo "il potere dev'essere limitato e non può essere limitato se non dal potere"

    [g.g.]

    • Torniamo alla "forma della Stato" sia sotto il suo aspetto proprio funzionale che sotto quello del rapporto con il cittadino. Parlo del rapporto, e di un preciso disallineamento, fra "ragion tecnica e ragion politica" …
    • … Senza tanti giri di parole : da archivista "informato dei fatti" [e corroborato da un testimone del calibro di Gianni degli Antoni] parto dalla considerazione che tu, proprio come tecnico del diritto e di informatica giuridica, sei pioniere della prima generazione di una combattuta introduzione della "informatica" e della "telematica" nello "Stato".
    • Ti chiedo di testimoniare questo tuo percorso, e sopra tutto di evidenziare i problemi connessi da … diciamo da quando eri responsabile dell'Istituto di Documentazione Giuridica del CNR …
    [A.A. Martino]
    • Bobbio sapeva che a Buenos Aires, nell'Istituto di Filosofia del Diritto si era sviluppata una corposa corrente analitica di taglio logicista e conosceva della mia formazione in materia oltre ad essere informato da un altro suo allievo piemontese Mario Losano della possibilità di incontro tra logica ed informatica.
    • Pero' era reattivo alle formule logiche. Molte volte mi diceva "quando avrai imparato a scrivere senza formule leggerò il tuo saggio". Ciò non ostante so che diede un parere favorevole della mia nomina a Direttore dell'Istituto di Documentazione Giuridica (oggi ITIIG) pur sapendo che avrei portato l'Istituto di Documentazione verso l'informatica giuridica.
    • La mia direzione durò 10 anni dal 1983 al 93 ed io andavo spesso a trovarlo a Torino per qualche dialogo o la solita passeggiata domenicale.
    • Non mi diede mai consigli ma era conscio dei mutamenti che la ragion tecnica stava portando al diritto e non aveva alcuna paura.
    • Guardava sempre le cose dalla parte dell'utente: operatore del diritto o cittadino e capiva i benefici.
    • Non era ignaro dei pericoli ma ricordava sempre che gli ordinamenti "si compongono di miriade di norme - che come le stelle in firmamento sono impossibili di contare, voi dovete fare in modo che il conteggio torni, in modo di fare il diritto certo".
    • Ci teneva molto alla certezza del diritto e capiva che le tecniche informatiche tendevano a diffonderlo e metterlo a disposizione di tutti
    • Quando nell'86 all'Accademia dei Lincei presentai il primo sistema di deduzione di norme giuridiche alla presenza del capo dello Stato, all'epoca Cossiga, fu ricevuto con una generale sfiducia e poca attenzione.
    • L'unico che resto per diverso tempo con me a farmi domande per capire, fu Norberto Bobbio, già senatore a vita. In quei tempi si lavorava su diversi fronti: l'informatica giuridica quando la ragion tecnica era prevalente, il diritto dell'informatica quando era la ragion giuridica a prevalere adoperando gli strumenti che avevamo a disposizione.
    • Personalmente andavo a Milano a trovare Gianni degli Antoni che oltre ai consigli mi dava (o mi faceva arrivare a) nuovi strumenti, compresi quelli dell'intelligenza artificiale, quali i sistemi esperti. In generale si lavorava nella più grande ostilità degli operatori giuridici e dei giornalisti.
    • Bobbio cercava di capire e soprattutto quando avrebbe servito la tecnica alla politica, per esempio attraverso una revisione totale e seria dell'ordinamento per lasciare solo le norme in vigore.
    • Quando diventai presidente dell' Ediforum Italia, rideva con quel sorriso sornione conscio delle mie limitazioni in materia tecnica di Electronic Data Interchange, ma compiaciuto dello spirito di avventura e del mondo che stava nascendo.
    • Molto m'interrogo' poi sul commercio elettronico e sul governo elettronico al quale guardava con diffidenza.

    [g.g.]

    • Infine, per tornare ai problemi che Bobbio ha sollecitato per tutta una vita [certe volte mi vien da pensare all' ironico titolo delle dispense di Einaudi … "Prediche inutili" …]
    • Come sai la mia opinione e' che bisogna ricostruire passione civile e militanza "resettando la politica" e facendola ripartite da "una riflessione spregiudicata [=senza pregiudizi] sugli appassionati Atti di quella Assemblea Costituente che Giorgio Napolitano suggerisce saggiamente di studiare a scuola."
    • Ma … toglimi una curiosita'. Non sarebbe un filino utile, tanto per dare una botta, demistificare la leggenda metropolitana che accredita il conio della denuncia dei pericoli della "partitocrazia" al ragionamento istituzionale di Maranini del 1949 e ricordare che quella denuncia [da parte di Croce Olivetti Sturzo …] fu ben antecedente e politica a tutto tondo e investi' pure la stessa Assemblea Costituente ?
    [A.A. Martino]
    • Bobbio sapeva bene che la politica è come il Re Mida: tutto quello che tocca lo trasforma in politica, quindi è inutile chiedere una politica senza partiti.
    • Quando un gruppo, una corporazione, le forze armate hanno voluto sostituire i partiti per togliere quella macchia di corruttela che porta l'espressione "partitocrazia" le cose sono andate peggio: il ventennio fascista, i colonnelli greci, i militari argentini.
    • E' anche vero che le critiche venivano da lontano e hanno anche investito l'Assemblea Costituente. Ma cerano le forze rappresentative, si discusse a lungo per ottenere degli accordi e tutto sommato il risultato fu efficiente e durevole.

    [g.g.]

    • Ok Antonio, ho gia' dichiarato parlando proprio in questo web di apparati, che la Costituente "rifondo' un pluripartitismo essenziale dopo 19 anni di dittatura" ... e in home che la politica "non va' ingenuamente 'fatta fuori' [il ben noto 'tagliarsi i coglioni'] "; ma il problema, tutto teorico e altrettanto assolutamente pratico, che abbiamo davanti e' :
      • se sia valida in linea di approccio, come per ogni altro ambito, una costante e vigilante 'critica della ragion politica'
      • e quindi se sia produttivo resettare la politica quando perde la propria ragione : ovvero nei suoi cicli di crisi ...
    [A.A. Martino]
    • Resettare la politica e farla tornare a passione civile e sede di buon governo è un ideale al quale Bobbio restò sempre legato.
    • Ma era un realista e sapeva che la politica deve pagare certi prezzi per ottenere il suo funzionamento. Che gli uomini sono tentati permanentemente di potere, d'influenza, di ricchezza e che alla fine bisogna fare i conti con quello che si ha. In un volume su "Introduzione alla costituzione" scrive "è avvenuto uno spostamento di poteri dal parlamento ai grossi partiti… il fenomeno suol chiamarsi partitocrazia"
    • La filosofia militante di Bobbio era la filosofia del dubbio e una teoria dell'impegno come militante della ragione. "La filosofia militante che ho in mente è una filosofia in lotta contro gli attacchi,…alla libertà della ragione rischiaratrice."
    • Politica e cultura "Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare i dubbi"
    • E lo si vedeva sempre impegnato nei cortei, dove andava per dimostrare il suo impegno "La speranza è una, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili."
    • Credeva alla avalutatività della scienza :"La scienza è neutrale, lo scienziato può non esserlo."
    • In "Il futuro della democrazia" fa apparire questa solitudine della democrazia non troppo frequente in passato e nemmeno oggi in senso globale, ma piena di vitalità e risposte per un mondo nuovo : "La democrazia non gode nel mondo di ottima salute, e del resto non l'ha mai goduta anche in passato, ma non è sull'orlo della tomba…Per un regime democratico l'essere in trasformazione è il suo stato naturale: la democrazia è dinamica, il dispotismo è statico e sempre uguale a se stesso."

    [g.g.]

    Grazie Antonio, invidio te che torni per qualche settimana l' anno nella opportunistica penisola … e sverni abbondantemente nella terra di donne che ballano sui tavoli, di Jorge Luis Borges e di Ernesto Guevara onorato nel tuo web personale, e di cui mi piace riportare una struggente e indimenticabile metafora che [se veramente, come riporti da Bobbio, "non possiamo non dirci liberali"] qualunque liberale fino al midollo dovrebbe farsi onore di rivendicare :

    "It is incontrovertible that present-day prices are unfair; it is equally true that prices are conditioned by monopolist limitation of markets and by the establishment of political relationships that make free competition a term of one-sided application; free competition for the monopolies; a free fox among free chickens !"

    [Conferenza per lo Sviluppo, O.N.U., UNCTAD, 25 marzo 1964]

    Abrazos !

    Giorgio

    Fonti, riferimenti

    . . . Mb .
    A. A. Martino web personale http . .
    [a cura di Bobbio] Carlo Cattaneo : Stati Uniti d' Italia Chiantore . 1945
    [a cura di Violi] Norberto Bobbio - Scritti 1934 1993 Laterza . 1995
    Carlo Cattaneo "Avremo pace vera ..." Tipografia della Svizzera Italiana 5.1 1849
    Carlo Cattaneo "il potere debb' essere limitato ..." Barbera 0.8 1860
    G. Degli Antoni Il futuro della Giustizia e i faldoni multimediali http . 2009
    Avremo pace vera
    quando avremo li Stati Uniti d' Europa
    Il potere debb' essere limitato
    e non puo' essere limitato se non dal potere

    Il "recupero" di Carlo Cattaneo da parte di Norberto Bobbio

    Cattaneo~Bobbio
    ragion di Stato
    public.it
    A.A. Martino